Hijacking: aiuto, mi hanno dirottato il browser!
Sembra uno scherzo ma non lo è affatto. I casi di occupazione indebita dei programmi utilizzati per la navigazione di Internet possono portare a conseguenze molto serie. Un magazine ha riaperto il dibattito negli Usa, scoprendo che…Quando lo si applica a Internet, il dirottamento del browser è un concetto che può assumere molteplici forme, almeno tante quante sono state le occasioni in cui si è manifestato o è stato chiamato in causa più o meno correttamente.
Dalla sostituzione della pagina di partenza, al cambiamento delle impostazioni di default fino ad altre simpaticherie più o meno ingenue come l’associazione al tasto “Search” di un motore mai visto prima o il divieto di entrare nel menu delle “Opzioni” per modificare le impostazioni rimaneggiate nel corso del sequestro. Per non parlare dell’inibizione al ripristino dello status quo che si estende fino all’accesso del registro di configurazione del sistema operativo. Sono tutti casi ben noti a chi è rimasto vittima di un browser hijacking, letteralmente il sequestro/dirottamento del proprio client per la navigazione on line.
Nell’incarnazione più recente il fenomeno va però ben oltre. I browser hijacker di oggi sono programmi molto più sofisticati e dalla spiccata maliziosità. Si attaccano al browser e da quella posizione lavorano incessanti al sabotaggio delle navigazioni. I più diffusi possono spaziare dalla produzione di pop-up o pop-under (soprattutto quelli a sfondo pornografico) all’aggiunta nella lista dei “Preferiti” di siti ignoti all’utente; sino al suo rapimento verso luoghi sconosciuti ogni volta che un indirizzo sarà digitato in modo erroneo.
A restituire il fenomeno alla ribalta della grande attualità tecnologica è stato pochi giorni fa un articolo-recensione che un noto organo di informazione tecnologica statunitense ha dedicato a Cws, uno dei software più celebri e deleteri della categoria. All’articolo ha fatto seguito la reazione interessata di un vasto numero di navigatori toccati dal problema in prima persona.
Tante storie di impiegati che hanno rischiato di perdere il lavoro o che addirittura lo hanno perso perché scoperti a usare un browser - loro malgrado - pieno zeppo di contenuti poco professionali, tanto per usare un eufemismo. Altrettanto numerose le amicizie e le relazioni sentimentali andate in fumo. Senza contare i casi in cui la faccenda è scivolata sul piano legale, costringendo le vittime a impiegare tempo e denaro per la difficile autodifesa della propria reputazione.
Tra le e-mail pervenute alla webzine, una sembra particolarmente degna di nota: quella di un tale che racconta di essere stato denunciato da un collega che ha scoperto per caso sul suo Pc immagini di pedofilia. Dalla denuncia alla prigione il passo è stato breve. Infine il rilascio, ma soltanto dopo che un pool di esperti è riuscito a dimostrare l’accaduto, ovvero che la colpa di tutto era da addebitare a un browser hijacking.




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