Diminuisce il porno, cresce l’emergenza spam
Una serie di nuove ricerche effettuate da società specializzate nel filtraggio della posta elettronica mettono in evidenza l’indiscriminato e all’apparenza inarrestabile incremento dei messaggi indesiderati, che cambiano solo vesti e target potenzialiSuscitano preoccupazione i risultati degli ultimi controlli effettuati dal security vendor Message Labs sulla posta elettronica di mezzo mondo. Preoccupazione legata ancora una volta al fenomeno in negativo dello spam, che tenderebbe naturalmente a coinvolgere più di ogni altra le nazioni dove l’utilizzo di Internet è più diffuso e i paesi di lingua inglese.
Sono non a caso gli Stati Uniti a guidare - non troppo orgogliosamente, immaginiamo - la graduatoria delle e-mail indesiderate e debitamente intercettate da Message Labs: è spazzatura l‘83% dei messaggi filtrati contro il 52% della Gran Bretagna, il 41% della Germania, il 32 e il 30% attribuibili rispettivamente all’Australia e all’Olanda. Chiude Hong Kong, dove “solo” 27 mail su 100 sono classificabili come “junk”.
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Message Labs si limita alle nude cifre. Non altrettanto la diretta concorrente Clearswift, dedita a una (più) dettagliata analisi dei contenuti, tesa a mostrare il decremento delle proposte a sfondo pornografico in favore, per esempio, di quelle d’area finanziaria.
Queste ultime valevano l‘11% dello spam lo scorso anno, il 26% due mesi fa e ad aprile erano passate al 38%.
Di pari passo le prime, contrassegnate con una tripla X, rappresentavano 12 mesi or sono il 22% di quel che gli strumenti Clearswift riuscivano a respingere; mentre un mese fa erano scese sino al 5% soltanto e il merito del calo va con ogni probabilità attribuito al cambio di rotta della Federal trade commission nordamericana, che ha stabilito l’obbligatorietà dell’etichetta “Sessualmente esplicito” per messaggi di questo tenore.
Oggi la finanza minaccia perciò il primato sgradevole del junk farmaceutico (ora pari al 40% del totale), in concomitanza con il crollo da 17 punti in un mese della posta di ambito sanitario.
Nella persona della direttrice della ricerca Alyn Hockey, Clearswift ha commentato i risultati della statistica da due differenti punti di vista. Prendendo da un lato atto di come l’eclisse del porno sia semplicemente dovuta alle rendite troppo scarse - chi l’avrebbe mai detto? - che il settore garantisce agli spammer; dall’altro puntando l’indice sull’effetto a dir poco impercettibile che l’azione legislativa sortirebbe sui pusher di spazzatura.
Proprio a un tale proposito Clearswift aveva inquadrato da vicino in tempi recenti la situazione britannica, dove l‘83% delle aziende era stato classificato “ignorante” in materia di provvedimenti anti-spam e il 92% di quanti ne avevano una qualche nozione li giudicava del tutto insufficienti. Per un altro 16%, dedito all’invio selvaggio di posta indesiderata, la loro maggiore o minore validità non rappresentava evidentemente un problema.




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