Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft
unmapped

Prova Linux: Fedora Core 2

Scritto da Guido Sintoni

[img]
Nostro test della versione tutta libera e gratuita del sistema operativo del Pinguino di Red Hat. Una distribuzione rivoluzionaria grazie alle novità introdotte. Rimane ancora un prodotto piuttosto difficile da usare
Red Hat, nome storico nel mondo Linux, è da sempre un’azienda poco caratterizzata nel mondo delle distribuzioni: il suo Linux - uno dei primi ma non il primo - non è mai stato particolarmente “user friendly”, né, d’altra parte, è stato mai considerato “per puristi”.
Red Hat ha sempre strizzato l’occhio alla realtà aziendale e allo sviluppatore, anche in epoche in cui l’attenzione a ciò che ormai è un fenomeno sulla bocca di tutti era poco più che per addetti ai lavori: questo approccio ha portato l’azienda di Raleigh a essere leader di mercato nel segmento enterprise con la propria linea Red Hat Enterprise Linux e a guardare gli avversari dall’alto in basso (almeno in termini di quote di mercato).

Fedora Core 2 Da circa un anno, Red Hat ha cambiato il nome del proprio Red Hat Linux - la versione liberamente distribuita su Internet - ma non la filosofia: Fedora Core (la cui versione 2, appena uscita, è oggetto di prova) è tanto la bleeding edge quanto, per molti, più prosaicamente, l’edizione libera (e gratuita) del Linux di Red Hat.
Bleeding edge significa, in gergo, “la più avanzata frontiera tecnologica”: questo termine calza a pennello per Fedora Core 2, visto che - senza esagerazione alcuna - si tratta di una distribuzione rivoluzionaria, almeno a giudicare dalle novità software introdotte.

Le novità principali sono quattro.
Iniziamo dal kernel: si tratta di una versione 2.6, rimaneggiata da Red Hat. Non è una novità in assoluto (Mandrake 10 lo presentava un mese fa), ma la conferma che il kernel 2.4 ha ormai concluso, per le distribuzioni desktop, la propria carriera.

IDEE APERTE
» MyTech e il software libero
La seconda novità è il vero piatto forte: SELinux (Security Enhanced Linux), l’implementazione di un controllo di accessi restrittivo a livello di kernel. Si tratta di un componente che è necessario abilitare manualmente in fase di installazione, e che - per l’utente finale - poco muta gli scenari preesistenti; per aziende e sviluppatori, il discorso è diverso: SELinux serve per costruire policy di accesso e influenza il modo con cui le applicazioni interagiscono fra di loro, per garantire maggiore sicurezza al sistema.

Il debutto di Gnome 2.6 su una distribuzione desktop. I cambiamenti sono incrementali rispetto alla precedente versione, ma sono quelli che più balzano all’occhio. Il file manager Nautilus cambia comportamento e - in parte - aspetto, assumendo l’interfaccia definita dagli sviluppatori “spaziale”: una finestra per ogni cartella, con l’applicazione che ricorda la posizione e le dimensioni.
L’utente può quindi pensare alla finestra come alla cartella in sé: quando apre nuovamente la cartella, quest’ultima appare come quando è stata chiusa; se già aperta, viene semplicemente portata in primo piano.
Nautilus è in grado di gestire il filesystem, ma anche i supporti ottici (con possibilità di masterizzare direttamente dal file manager) e condivisioni di rete.

Uniformato nell’aspetto dal tema Bluecurve, Kde 3.2.2 fa da ancella a Gnome 2.6: la scelta di Red Hat verso Gnome è di carattere storico (l’azienda di Raleigh ha supportato il progetto sin dalla sua nascita), ma - con pochi interventi - è possibile dare a questo ambiente grafico il suo aspetto originario.
Infine, il server grafico X non è più XFree86, ma il nuovo X11R6.7.0 di X.Org Foundation. Il passaggio si è reso necessario per cambiamenti di licenza in XFree, che ora può essere redistribuito solo a livello di sorgenti ma non di binari (il che ha tagliato le gambe ai vendor Linux che preparano i vari pacchetti Rpm o Deb); per ora (a parte uno sgradevole cambiamento dei nomi di molti file di configurazione) l’idea è che la differenza con XFree non sia per ora notevole (tranne che per la presenza di alcuni moduli supplementari, di utilizzo specifico).
Scaricati i quattro Cd da o da uno dei numerosi mirror (attenzione a scaricare l’immagine Iso per Dvd: visto che supera i 4 Gbyte, non tutti i sistemi operativi possono gestire correttamente un download di così ingenti dimensioni), abbiamo installato Fedora Core 2 su un Pc che aveva rifiutato la precedente Fedora Core 1 per una incompatibilità con il chipset del controller Ide (un economico integrato Via 8235): il tempo non è passato invano, e i progressi dichiarati nel riconoscimento hardware - nel nostro caso - si sono rivelati veritieri.

Le impressioni d’uso sono, tutto sommato, in linea con la tradizione di Red Hat: Fedora Core 2 è una distribuzione di utilizzo abbastanza immediato, con un installer intuitivo (ma che non permette il ridimensionamento di partizioni Fat/Ntfs, l’uso di filesystem journaled che non siano Ext3, e nessun altro bootloader che non sia Grub) e la possibilità di scegliere tra vari profili preimpostati di installazione.

Nell’uso, non ci si trova di fronte ad un mostro di velocità. A grandi linee, configurazioni hardware con al massimo un paio di anni sulle spalle se la cavano egregiamente con Fedora; per quelle più datate (o con scarsi quantitativi di memoria) è meglio ricorrere a window manager più leggeri di Gnome e Kde (perdendo quindi buona parte di facilità d’uso). Tuttavia, l’adozione del kernel 2.6 e del nuovo schedulatore per il kernel costituiscono un passo avanti rispetto a Fedora Core 1: l’impressione è quella di un desktop più pronto.

I difetti spaziano da una cronica mancanza di un centro di controllo unificato (sulla falsariga di quello di Mandrake, sostituito da vari strumenti (che in questa release perdono il prefisso redhat in luogo di system) eterogenei, a quella - comune a Mandrake - di plugin per il browser Web; censurabile la mancanza del supporto al formato Mp3 (ma si tratta di una questione di licenza), e incomprensibile la totale assenza (o quasi) di riproduttori multimediali.

A parte questo, Fedora Core 2 non è né una distribuzione da iniziati, ma nemmeno da neofiti; il sistema di aggiornamento dei pacchetti (e la risoluzione automatica delle dipendenze) è affidato a Red Hat Network (un front end grafico che nasconde il back yum). Se ci siamo lamentati a suo tempo del sistema di gestione adottato da Mandrake, Urpmi, di Yum abbiamo avuto un’impressione se possibile peggiore: pochi mirror (e abbastanza trafficati) e una risoluzione delle dipendenze non ancora affidabile al 100%.

Pur ricordando che Yum (e Red Hat Network) sono ben più giovani di Apt (l’analogo strumento adottato da tempo da Debian), per la manutenzione e l’aggiornamento del sistema consigliamo di scaricare Apt per Fedorae di usarlo insieme a Synaptic, un apprezzato front end grafico.
Il risultato è per certi versi scontato: con pochi accorgimenti, è possibile cambiare radicalmente aspetto e comportamento del sistema, adeguandolo alle proprie esigenze. In questo ambito, Fedora non costituisce un’eccezione: è un’ottima base, ma non “la” distribuzione per antonomasia.

Tuttavia, i suoi pregi non possono passare in secondo piano: è molto robusta, affidabile e ben si adatta all’uso di tipo home-office. E - se persiste ancora il dubbio se valga la pena scaricare i quattro Cd - la risposta è nella nostra photo gallery: Fedora è sì una distribuzione da azienda, ma non necessariamente di aspetto sgradevole. Anzi!

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login