Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft
unmapped

Lavorare con i tag dei file musicali

Scritto da Roberto Lucchini

Per tenere in ordine una collezione di Mp3 è necessario compilare i tag dei file con le informazioni corrette. Ecco i programmi che servono.
Il popolarissimo formato Mp3 in origine non prevedeva la registrazione di informazioni sui contenuti dei file, ad eccezione di pochi semplici parametri come private (ad uso privato), copyrighted (protetto da diritti d’autore) e original home (file originale).

Nel 1996, un programmatore di nome Eric Kemp pensò di registrare in coda ai file Mp3 una “etichetta” (in inglese: tag) contenente una serie di dati descrittivi del contenuto. Poi realizzò un player, Studio 3, capace di visualizzare questi dati.

Il tag definito da Kemp prese il nome di ID3v1; prevedeva una serie di campi di significato e posizione prefissati e ben presto fu adottato da molti altri software. A parte il campo Genere, che codifica con un singolo byte sino a 256 possibili generi musicali (classica, pop, funk e così via) in una tabella predefinita, gli altri dati memorizzabili sono costituiti da semplice testo Ascii (o byte di valore zero, nel caso dei campi vuoti). La lista di generi musicali definita in origine da Kemp aveva 80 voci (da 0 a 79); attualmente vengono usate tabelle personalizzate con molti più generi musicali, e ciò può comportare un’incongruenza tra il formato previsto da chi ha creato il file (e il relativo tag) e quanto visualizzato durante la riproduzione musicale. Una delle tabelle di generi oggi più diffuse è quella prevista dagli autori di WinAmp, che attualmente codifica in modo univoco 148 generi musicali.

Sommando le dimensioni dei campi previsti da ID3v1 si arriva alla lunghezza di 125 byte, ma per rendere più semplice la localizzazione dell’area dati da parte dei software Kemp decise di usare una dimensione fissa di 128 byte (si veda la tabella “Il tag ID3v1”), in cui i primi tre caratteri erano occupati semplicemente dal testo Ascii della parola “TAG”. Il tag di Kemp non prevedeva, tra le varie informazioni, il numero di traccia (utile nel caso dei rip di interni Cd audio). Un altro programmatore, Michael Mutschler, decise di memorizzare questa informazione usando gli ultimi due byte del campo Commento, e chiamò questa variante ID3v1.1

Il meccanismo ideato da Kemp rivelò ben presto alcune limitazioni. Ad esempio, i campi previsti erano pochi e di lunghezza limitata a 30 caratteri (una lunghezza insufficiente, in particolare, per il titolo di molti brani). La posizione del tag in coda al file rende poi il meccanismo inadatto all’ascolto in streaming (si pensi alle radio Internet): in questo caso, infatti, l’etichetta giunge al player solo al termine della riproduzione dell’interno brano, quindi i dati che contiene possono essere visualizzati solo quando è ormai tardi per farlo. Martin Nillson, con l’aiuto di altri appassionati, pensò quindi di proporre un nuovo tag, posto all’inizio del file audio e più flessibile. Il nuovo tag ID3 venne chiamato ID3v2 e nel tempo si è evoluto passando per varie revisioni; la più recente è ID3v2.4.0 (potete leggerne le specifiche all’indirizzo Web www.id3.org.develop.html), ma non è stata ancora adottata su larga scala. ID3v2 prevede sino a 256 MByte di dati, consentendo di memorizzare un’ampia varietà di informazioni tra cui l’immagine della copertina dell’album (ma in effetti permette di integrare qualunque altro tipo di file), il testo della canzone, le impostazioni di volume ed effetti (ad esempio il riverbero) e così via.

La compatibilità tra le varie informazioni inseribili nei tag ID3v2 è garantita dal fatto che quelle non riconosciute dal software di riproduzione o elaborazione vengono semplicemente ignorate. Inoltre, la posizione in testa al file permette al player di visualizzare immediatamente le informazioni inserite nel tag anche nel caso della riproduzione in streaming da Internet.

Naturalmente l’Mp3, anche se è senza dubbio il più diffuso, non è l’unico formato per la musica digitale compressa. Negli ultimi tempi si sono fatti avanti numerosi contendenti, che promettono una maggiore qualità a parità di dimensione dei file: ad esempio Microsoft Wma (Windows Media Audio, giunto alla versione 9), Ogg Vorbis (un formato open source), Aac (basato su Mpeg 4) e altri ancora. Tutti questi formati prevedono già in partenza un meccanismo di tagging simile a quelli realizzati indipendentemente per i file Mp3.

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login