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La ricezione e il decoder

Scritto da Simone Zanardi

Per poter ricevere e visualizzare le trasmissioni televisive digitali terrestri, l’utente finale deve munirsi di un decoder analogo a quelli disponibili da anni per gli impianti satellitari, ma che può essere collegato direttamente alla presa Rf di antenna disponibile per le consuete trasmissioni analogiche.

È importante sottolineare che, nonostante quanto comunemente sostenuto, il decoder potrebbe non rappresentare l’unico costo da affrontare per la corretta ricezione del segnale Dtt: in particolar modo è possibile che si debba ricorrere all’intervento di un antennista per l’adeguamento del proprio sistema di ricezione, sia per problemi intrinseci alla rete locale sia per eventuali spostamenti dei siti di trasmissione.

A proposito di quest’ultimo fattore, il Pnf stabilisce l’utilizzo di 260 siti, gran parte dei quali già impiegati per le trasmissioni analogiche; nel caso in cui il nuovo trasmettitore sia però situato in posizione geografica differente da quello analogico, sarà probabilmente indispensabile l’aggiunta di un nuovo elemento di antenna (soprattutto nel caso di antenne di tipo Yagi).

Operazione analoga può essere richiesta nel caso di impiego di frequenze in precedenza non coperte dal segnale analogico, mentre impianti di ricezione scarsamente direttivi o con guadagni inadeguati possono necessitare un cambiamento delle antenne con unità più direttive ed efficienti. A titolo esemplificativo si può citare ancora una volta il caso britannico, nella cui area l’avvio del servizio digitale terrestre risale al 1998: nel Regno Unito circa il 20% degli impianti ha richiesto l’intervento di un antennista per adeguare il sistema di ricezione. Un ultimo fattore da tenere in considerazione è la necessità, per i decoder interattivi, di essere collegati a un canale di ritorno tipicamente costituito dalla linea telefonica (e in futuro da una connessione a banda larga): questo tipo di collegamento richiede la presenza di una presa telefonica nei pressi dell’impianto televisivo, o in alternativa un collegamento (cablato o wireless) tra decoder e accesso a banda larga.

Il decoder digitale è l’apparato hardware che riceve il segnale televisivo e lo demodula e decodifica permettendo la corretta visione dei programmi Dtt. Si interfaccia all’apparecchio televisivo in modo analogo a un videoregistratore: una volta collegato al cavo Rf che trasporta i segnali dall’antenna (sia essa esterna o interna all’edificio), deve essere connesso al televisore tramite un passante analogo (Rf), che permette all’impianto di continuare a ricevere e visualizzare anche i programmi analogici standard.
I fornitori di contenuti si rivolgono all’operatore di rete che procede alla multiplazione dei diversi rogrammi su di un unico canale. Il flusso dati viene poi immesso nella rete di diffusione e decomposto al momento della ricezione sul decoder dell’utente finale.
Per beneficiare al meglio della qualità digitale delle immagini è comunque indispensabile un ulteriore collegamento in modalità Rgb, tramite il canale Scart di cui il decoder deve essere dotato. La stragrande maggioranza delle televisioni supporta questo tipo di collegamento, e solo i modelli più obsoleti non ne sono dotati.

Nel caso di impianti che prevedono oltre al televisore un apparato di registrazione di segnali audiovisivi (videoregistratore o Dvd-Recorder), è bene che il decoder sia dotato di una doppia presa Scart, per il collegamento alla televisione da un lato e al registratore dell’altro. Come già accennato i decoder si possono essenzialmente dividere in due categorie: quelli con funzionalità di ricezione di base e quelli con supporto allo standard Mhp per i servizi interattivi: le funzioni interattive richiedono un canale di ritorno che può tradursi in un modem analogico integrato (e conseguente collegamento alla presa telefonica) o in un adattatore di rete da agganciare a una Lan con accesso a Internet in banda larga. La presenza di una porta seriale garantisce inoltre la possibilità di aggiornare il firmware e il sistema operativo del decoder.

Per poter ricevere programmi a pagamento o ad accesso condizionato (al momento non disponibili), il decoder deve infine essere munito di apposite interfacce per smart card: tali interfacce si possono presentare o come lettori di smart card (che però devono necessariamente essere legati a uno specifico standard di accesso condizionato, come il Seca o il Conax), o come slot per l’inserimento di moduli Cam (Conditional Access Module) all’interno dei quali può a sua volta essere ospitata una smart card. Il vantaggio di questo secondo approccio è la possibilità di acquistare moduli Cam diversi per ogni standard di cifratura disponibile sul mercato, rendendo di fatto il decoder indipendente dalla tecnologia di accesso condizionato.

I Set Top Box più avanzati sul mercato dispongono poi di un hard disk interno per la registrazione in digitale delle trasmissioni e le funzioni di time shifting (visione differita dei programmi). Sono inoltre ipotizzabili in futuro dispositivi con masterizzatore Dvd integrato e doppia sintonia per la registrazione di un programma durante la visione di un’altra emittente.

Al di là dei contributi governativi che permettono di acquistare tali dispositivi con forti sconti, il prezzo di un decoder Dtt parte dai 150 euro per salire rapidamente al doppio per i modelli Mhp, e oltre in base alle funzioni messe a disposizione dall’apparecchio.


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