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Geocaching, Indiana Jones nell’era dei satelliti

Scritto da Filippo Ferrari

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La caccia al tesoro per appassionati di Gps unisce hi-tech e avventura: è già un fenomeno a diffusione mondiale
Il suo motto? “Lo sport dove tu sei il motore di ricerca”: si chiama geocaching ed è, in sostanza, l’evoluzione hi-tech della caccia al tesoro. Quando se ne parlò per la prima volta in Italia, nel 2001, era ancora poco più di una curiosità. Da allora, il fenomeno è cresciuto e si è diffuso in tutto il mondo: secondo i dati riportati dal sito ufficiale geocaching.com, se nell’agosto 2001 i cache (ossia i tesori) nascosti erano 4.958 disseminati in 62 paesi, tre anni dopo i cache ufficialmente registrati ammontano a 103.340, sepolti in 204 stati. Un incremento sorprendente.

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Ma dove andiamo?
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Sembrerebbe un hobby effimero, eppure ha dato vita a una vasta comunità internazionale di decine di migliaia di appassionati e ha generato una serie di giochi alternativi (“cache virtuali”, puzzle, vere cacce al tesoro che portano da un cache all’altro seguendo le informazioni nascoste nel primo, fino al premio finale).

In cosa consiste il geocaching?
Lo scopo è trovare il cache: si tratta di un contenitore impermeabile, come un vasetto di vetro o un tupperware da cucina, che conserva un quaderno e una penna per registrare il passaggio dei “cacciatori” che l’hanno trovato, oltre a una manciata di piccoli oggetti di nessun valore reale (Cd, penne, pupazzi, calamite…) oppure, ricompense in denaro, quando il gioco è organizzato da qualche generoso appassionato. Il geocaching è anche uno strumento promozionale usato dalle aziende: ad esempio, il Jeep 4x4 Cache-In Adventure allestito dal noto marchio di fuoristrada a giugno, in America.

COOL & TRENDY In generale, comunque, la ricompensa è il ritrovamento del cache stesso, la soddisfazione di aver raggiunto l’obiettivo. Per orientarsi, i geocacher utilizzano unità Gps portatili (per iniziare bastano apparecchi dal costo contenuto, come Garmin eTrex Gps o Magellan Gps 315), che attraverso accurate triangolazioni satellitari sono in grado di indicare la posizione del tesoro con una precisione che si avvicina anche ai 10 metri. Le coordinate Gps del nascondiglio, latitudine e longitudine, sono registrate sul sito dagli hider, persone o gruppi che interrano il loro contenitore e lanciano la sfida ai cacciatori.

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Conoscere le coordinate del luogo non toglie gusto alla sfida, anzi: un conto è sapere dove si trova l’oggetto del desiderio, un conto è riuscire a raggiungerlo. Alcune cache sono nascoste in luoghi impervi, addirittura sott’acqua o nel deserto, oppure sono celate con tale abilità - anche in città, ad esempio nel centro di Roma o di Venezia - da rendere il ritrovamento particolarmente arduo. Il grado di difficoltà dell’impresa è espresso da una valutazione in stelle che va crescendo da una (una facile scampagnata) a cinque (accessibile solo a veri Indiana Jones del geocaching).

Le regole, in compenso, sono davvero elementari e si limitano all’etichetta di base: bisogna scrivere almeno la firma e la data del ritrovamento sul blocco note; si possono prelevare uno o più oggetti dal tesoro, a condizione di sostituirli con altrettanti oggetti nuovi. Può capitare che il cache ospiti anche un hitchiker (i più noti sono i travel bug), un oggetto viaggiante che deve essere spostato in un altro cache, seguendo le indicazioni del suo obiettivo: viaggiare per un certo numero di stati, o raggiungere un determinato luogo. Gli spostamenti degli hitchiker registrati sono monitorati sul sito. È buona norma, per ogni spedizione effettuata, contattare sul sito il proprietario del cache informandolo del buon esito della spedizione (o del mancato ritrovamento) e sullo stato del suo tesoro.
Il geocaching è avventuroso e tecnologico: perché non provare?

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