La politica affianca Eff nella lotta al Dmca
Il sempre (più) controverso Digital millennium copyright act trova inaspettati avversari persino nelle aule del Congresso statunitense, mentre Electronic Frontier Foundation e i produttori danneggiati dal provvedimento rialzano la voce e la testa“Qualcuno ci vuole morti e non si fermerà finché non lo saremo davvero”. A rilasciare questa dichiarazione a un noto editore internazionale It-oriented è Robert Moore, presidente e fondatore della software house 321 Studios. Un’azienda dal curriculum professionale di rispetto - culminato con l’assegnazione del premio per il miglior prodotto del 2003 da parte dell’altrettanto autorevole Pc Magazine - balzata agli onori delle cronache per le cause legali in cui è stata coinvolta in nome del Digital millennium copyright act.
A citarla (vittoriosamente) in giudizio nel passato sono stati alcuni fra i più noti studio hollywoodiani, cui fanno seguito oggi pachidermi dell’infotainment come Atari, Electronic Arts e Vivendi.
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Dopo esser stato costretto al licenziamento di ben 380 dei suoi 400 dipendenti, Moore sta passando al contrattacco. A mezzo stampa, certo, ma pure di fronte al Congresso, dove si è recato alcune settimane or sono per difendersi nel nome del “fair use”. Cioè nel segno di quel lecito utilizzo che permetterebbe a chiunque di copiare i materiali memorizzati in formato Dvd o quant’altro allo scopo di archiviarli a uso personale.
Se tuttavia sino a poco fa l’azienda avrebbe avuto il solo sostegno di Electronic Frountier Foundation e poche speranze di riuscire a riprendersi dalle mazzate ricevute, ecco che un inaspettato aiuto sembra giungerle oggi dalle stesse istituzioni a stelle e strisce, presso le quali il dibattito sulla duplicazione in modica quantità è riesploso con veemenza.
Ha infatti ripreso quota di recente la proposta di legge Hr107, presentata alla Camera dei rappresentanti dal repubblicano Rick Boucher e oggi forte della sponsorship di 19 rappresentanti, fra i quali spicca il nome del responsabile del Comitato per l’energia e il commercio Joe Barton. Oltre che, naturalmente, del supporto garantito dagli oltre 30 mila fra fax e lettere inviati sin qui dai privati cittadini simpatizzanti.
Ponendo l’accento sul concetto di fair use, l’emendamento spalleggiato dai 20 rappresentanti mette sotto accusa anche l’introduzione di supporti audio e video protetti, ossia impossibili da copiare e soprattutto la confusione che questi hanno generato presso l’utenza a causa di una inadeguata informazione in proposito. Rincara la dose Eff, sostenendo che sebbene il Congresso disponga una discussione caso per caso della liceità di riproduzione, “con il Digital millennium copyright act simili discussioni sono destinate a non avere mai luogo” e alla luce del Dmca qualunque tipo di copia è etichettato, sic et simpliciter, come non-autorizzato.
Le possibilità che il progetto di Boucher (e Barton) possa passare entro l’anno sono considerate esigue, anche perché all’interno del Congresso medesimo l’opposizione è strenua. “Legalizzerebbe la pirateria“, è stato detto, mentre voci indipendenti come quelle del legale newyorkese Whitney Broussard ammettono l’esistenza di “varie zone d’ombra” nella legislazione vigente.
Tornando a Moore, la sua difesa si è basata anche sulla convinzione che “solo in uno o due casi” i software di 321 Studios sono serviti al mercato nero, poiché prevedono meccanismi di crittazione tali da rendere impossibile la masterizzazione a tappeto. Fra le sue recenti uscite, poi, una è particolarmente amara: “Ben presto - ha detto - anche iPod e gli altri lettori Mp3 portatili saranno illegali”. Non è detto: qualcuno, alle spalle ha delle major.




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