Egitto, una foresta di parabole
Quando Gamal el Ghitany, direttore di Akhbar el Adab, va a fare la sua passeggiata preferita al Cairo, si arrampica fino alla cima del minareto di Qait Bey. Da lì può contemplare tutta la città. E che cosa vede? Una foresta di parabole: “Da nord a sud, dai quartieri più ricchi a quelli più poveri, ogni palazzo ha la sua antenna”. Grazie ai collegamenti “informali”, sintonizzarsi sulla maggior parte delle televisioni satellitari straniere e arabe non costa praticamente nulla: due o tre euro al mese, da dividere con una decina di famiglie collegate allo stesso decoder.
L’arrivo del satellite ha provocato una rivoluzione nel mondo dell’informazione araba e ha portato con sé una ventata di libertà. Prima, in Egitto, ci si doveva accontentare di ascoltare alla tv di stato i resoconti dei viaggi ufficiali del presidente e dei suoi ministri. Adesso basta spingere un pulsante sul telecomando e si accede istantaneamente a un mondo di notizie interessanti.
Ghitany lamenta l’assenza di un’informazione egiziana di qualità e critica la moda dei canali satellitari stranieri.
“Ma come biasimare i miei connazionali, quando sono il primo a usare soprattutto fonti straniere, in particolare la Bbc, per il mio lavoro di giornalista?”.




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