Info-commerce, il B2C italiano fra ricerche e acquisti
Una nuova ricerca curata da Anee, una costola di Assinform, mette in luce i comportamenti e gli orientamenti d’acquisto degli e-shopper italiani. Concentrandosi sul momento, ricco di sfumature d’interesse, della raccolta di informazioniSi chiama info-commerce o information gathering, cioè “raccolta di informazioni”. Si riferisce alla ricerca on line di notizie critiche - prezzi, disponibilità, etc. - riguardanti prodotti o servizi non necessariamente destinati a essere acquistati/fruiti su Web.
Così dice l’Osservatorio realizzato da Anee (la Commissione servizi e contenuti multimediali di Assinform) con il patrocinio del ministero delle Attività produttive, focalizzato sulla comprensione di come Internet possa influenzare il comportamento dei consumatori, tra negozi virtuali e canali tradizionali. Si tratta della prima ricerca di questo genere in Italia e intende delineare il profilo dell’e-shopper, delle sue abitudini di acquisto nei diversi settori merceologici e il grado di utilizzo del Web quale canale di comunicazione e informazione.
| Osservatorio e-commerce |
| » Quelli che comprano in Rete |
Per raggiungere tale scopo sono stati attivati una raccolta di dati (fra aprile e l’inizio giugno) sul sito Myshoppingplan e un’indagine telefonica su un campione nazionale di 1.235 navigatori. Fra le categorie di prodotto sono stati esclusi gli alimentari e pochi altri per i quali l’info-commerce non è determinante.
Gli italiani che si informano via Internet prima di acquistare un prodotto sono circa 10 milioni e 500 mila. Oltre l‘80% di questi compra servizi e prodotti off line, mentre i cosiddetti “Web assistenti”, navigatori che acquistano on line per almeno altre due persone, sono circa 2 milioni e 400 mila (il 15,5% degli internauti italiani) e coinvolgono indirettamente altri 5 milioni e 500 mila potenziali clienti poco familiari con il mezzo telematico. Il loro effetto sul mercato si farà sentire: a fine 2004 l’info-commerce avrà mosso una spesa quattro volte superiore a quella generata dal commercio elettronico B2c propriamente detto.
Un e-commerce che secondo Anee passerà tra il 2003 e il 2004 da un miliardo e 200 a circa 2 miliardi e 100 milioni di euro (+77,5%). Poco meno di un miliardo e 700 milioni sarà generato da attività di “gathering”. Sommando a tale cifra il valore nascosto degli acquisti off line procurati in Rete, 9 miliardi e 200 milioni di euro, l’info-commerce raggiungerà a fine anno picchi di valore da quasi 11 miliardi di euro, il 90% in più rispetto ai 5 miliardi e 700 milioni del 2003.
Le stime relative al primo trimestre 2004 dicono intanto che sono stati effettuati 13 milioni di acquisti correlati ad attività di info-commerce indiretto, per un valore associato di 1 miliardo e 600 milioni di euro, il 65,1% dei 2 miliardi e mezzo complessivamente spesi dai consumatori. Il mercato dell’info-commerce on line ha invece raggiunto nel periodo quota 290 milioni e 300 mila, pari all‘87,3% del totale degli acquisti via Web nello stesso intervallo (332 milioni e 600 mila euro).
Motori di ricerca, una guida sicura
Sul totale degli info-shopper solo il 3,8% non ha effettuato acquisti dopo essersi informato; il 13,4% ha comprato ricorrendo al Web e l‘82,8% al punto vendita. La categoria di beni più acquistata fra on e off line è quella dei viaggi (nel 13,1% dei casi), seguita dall’aggregato libri-Dvd-musica (12%), dall’abbigliamento (11,8%) e dai biglietti (11,6%).
La Gdo resta il riferimento numero uno per i consumatori tradizionali, mentre al 21,4% di risposte che indicano nella pubblicità la principale motivazione di scelta per l’acquisto fa eco l‘82,3% di info-shopper che vedono nei motori di ricerca lo strumento ideale per cercare informazioni relative a possibili acquisti, ben davanti ai portali generalisti (22,9%), ai forum e alle chat (19,3%).
L’abbigliamento è il settore cui va la palma di migliore bacino di sviluppo per l’info-commerce: il 42,3% degli shopper ha cercato informazioni sul Web in vista di un possibile acquisto in questo comparto, il 14% del campione ha effettivamente acquistato e il conversion index (che misura la capacità dell’info-commerce di tradursi in acquisto vero e proprio) è pari al 33,1%, il più alto tra le categorie analizzate.




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