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Linux sui personal computer. Ancora per pochi

Scritto da Guido Sintoni

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Il Pinguino balza al secondo posto tra i sistemi operativi desktop, ma la distanza da Microsoft appare incolmabile. E la stessa Novell non sembra del tutto convinta delle potenzialità di Linux sul fronte Pc
Tra gli argomenti immancabili del Linux World Expo, c’è anche Linux per il desktop. Difficile aggiungere al riguardo qualcosa in più di quanto riveli un recente report Idc: Linux avrebbe strappato a Macintosh la palma del secondo sistema operativo desktop più utilizzato al mondo. Ma le previsioni parlano di soli sei sistemi desktop su cento basati su Linux nel 2007: come a dire che - allo stato attuale delle cose - la posizione di Microsoft è di fatto inattaccabile.

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L’impressione è che i grandi - Microsoft esclusa, naturalmente - stiano alla finestra, aspettando che qualcuno faccia il primo passo. Ma i rischi di un flop sono grandi (un esempio? Chiedere a Corel che fine abbia fatto il proprio Corel Linux, ingloriosamente abbandonato dopo pochi mesi di vendite agonizzanti), troppi finora per giustificare una vera discesa in campo dei vari Ibm o Sun. Quest’ultima, con il proprio Java Desktop System, sta provando a portare avanti il discorso, ma il progetto è troppo giovane per esprimere qualsiasi giudizio; il fatto che Hewlett Packard abbia presentato il primo notebook senza Windows (il Compaq nx5000 monta Linux) è beneaugurante, ma ancora una goccia nell’oceano.

Per contro, Novell - l’azienda che, con l’acquisto di SuSE e Ximian è tra le più qualificate in ambito Linux per desktop - non ha presentato nulla di specifico al Linux World Expo. Men che meno la beta del proprio Linux Desktop di cui si vociferava da più parti. Il problema di fondo appare chiaro: Ximian si identifica con l’ambiente grafico Gnome, mentre SuSE da sempre supporta Kde. A lungo andare sembra imporsi una scelta: due ambienti grafici (incompatibili tanto nel design quanto nell’implementazione) sono troppi per il manager o l’impiegato che si trova di fronte Linux e vuole che il suo comportamento sia il più possibile simile a quello del proprio desktop di riferimento, Windows. L’approccio è diverso da quello dell’appassionato o del power user, per il quale la presenza di due ambienti grafici (senza contare la pletora di window manager a disposizione del mondo Linux e Unix) è sinonimo di flessibilità.

Un passo avanti e due indietro, insomma. Ma il grosso equivoco di fondo è questo: dire Linux per desktop non significa automaticamente pensare solo all’azienda (anche se, come ovvio, le connotazioni economiche dell’affare sono preponderanti). Linux è in sé solo un kernel: e se il privato o il consulente può - con sforzo proporzionale all’abilità - configurare workstation basate su Linux che poco hanno da invidiare a Windows per funzionalità, la presa di posizione dei vendor software sembra chiara: Linux per desktop non è al momento attuale un business sufficientemente redditizio.

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