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La città diventa un videogame

Scritto da Filippo Ferrari

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Enormi robot si aggirano per le strade, mentre impazzano bande di cacciatori di tesori: è l’evoluzione del videogioco su cellulare. Virtuale, ma in luoghi reali
Cellulari del meseIl videogioco scende in strada. È uno dei prossimi scenari del mondo del gaming, che si schioda dal salotto e dalla classica combinazione Tv+Playstation (o X-Box o altro) per conquistare il mondo reale. I giocatori, armati di cellulare, si muovono in contesti ‘fisici’ (piazze e viali, per esempio) a caccia di oggetti da collezionare, oppure con lo scopo di eliminare gli avversari. La posizione del telefonino viene localizzata attraverso gli accessi al network mobile (e quindi con una certa approssimazione), oppure con maggiore precisione grazie alla tecnologia Gps, per quei pochi modelli che ne sono forniti.
Sono giochi pervasivi, secondo la definizione dei creatori di “Botfighters“, perché si è costantemente coinvolti nella partita, che si interrompe solo quando il cellulare è spento. Attività quotidiane come andare a trovare un amico, fare la spesa, passeggiare in centro possono trasformarsi in qualunque istante in uno scontro a fuoco (virtuale). Qualcuno vede già una prima applicazione del concetto di augmented reality, realtà aumentata, potenziata: il mondo reale si fonde con quello immaginario.

Giochi & giochi
» Ma che divertimento!
Ovviamente, siamo ancora alla prima fase di questa nuova specie di gaming. I problemi che gli sviluppatori si trovano ad affrontare sono molti: limiti tecnici e tecnologici, di precisione, di ambientazione, di interazione tra i giocatori (potenzialmente molto numerosi) e l’ambiente. Lo scenario urbano, per ora, è un elemento imprescindibile: la maggior densità di ripetitori (base stations) permette rilevamenti di posizione più precisi; inoltre il concentramento dei partecipanti in una zona delimitata rende il gioco più divertente.

L’ultima generazione di cellulari
» Scoprili tutti
I primi esemplari hanno già fatto il loro debutto in alcune città-test qua e là per il mondo, in attesa di essere lanciati per il grande pubblico. La maggior parte (ad esempio “Gunslingers” o “Undercover”) sono giochi di combattimento, così come “Botfighters“, creato nel 2002 dalla svedese It’s Alive e giunto già alla seconda versione, dopo aver superato con soddisfazione le prime battaglie di prova nelle strade di Stoccolma. Il funzionamento è semplice: prima si crea il proprio robot sul sito, equipaggiandolo di armi e scudi difensivi, poi inizia la caccia. Inviando un Sms è possibile conoscere la posizione dei robot nemici: quando uno di essi è nel raggio d’azione, gli si scarica contro l’arsenale (sempre a suon di Sms), cercando di portare i suoi punti-energia a zero. A scontro terminato, statistiche e classifica vengono automaticamente aggiornate sul sito.

Doom 3 I principi su cui si basa “Mogi Item Hunt” (in fase di test da circa un anno), invece, sono radicalmente diversi. Sviluppato dal team del francese Mathieu Castelli e supportato dal carrier giapponese Kddi, “Mogi” sfrutta la tecnologia Gps, integrata in alcuni cellulari, e costruisce un sistema di gioco più complesso e ambizioso di “Botfighers”. Niente scontri, prima di tutto: lo scopo è collezionare oggetti virtuali (gioielli, verdura, frutta) e animali immaginari nascosti in giro per Tokyo, che possono poi essere scambiati (opzione trading) con gli altri giocatori. Interazione e collaborazione sono fondamentali: ogni squadra è guidata da un giocatore, seduto davanti al suo Pc, che coordina gli spostamenti dei compagni, a loro volta dotati di una mappa 3D della città visualizzata sul display del cellulare. La nascita di comunità è uno dei punti di forza del gioco. Gli sviluppatori intanto stanno lavorando a nuove funzioni, come allevare gli animali catturati per poi farli combattere in stile Pokemon.
Non resta che pazientare, incuriositi: in futuro “Mogi” dovrebbe sbarcare anche in Europa, Italia compresa.

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