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Google al Nasdaq, un debutto alla grande

Scritto da Guido Sintoni

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La società di Mountain View chiude l’atteso e chiacchierato esordio a +18% sul valore di apertura, grazie a un meccanismo di collocamento inusuale e alla fiducia degli investitori. Plaudono gli analisti, a eccezione di Cbs Market Watch
Per qualche istante l’orologio del Nasdaq è tornato a scandire il tempo che alla fine degli anni Novanta ha portato prima alla grande euforia e poi al grande ridimensionamento della new economy. Il debutto di Google ha infatti riportato agli antichi fasti il marketplace newyorchese, ma la chiusura a +18% del titolo (negoziato con il ticker GOOG) non deve trarre in inganno: l’azienda di Mountain View, differentemente dalle dot-com di qualche anno fa, è più matura e consistente dal punto di vista finanziario di quanto la sua breve storia (è stata fondata nel 1998) faccia supporre.
Secondo gli analisti, Gartner in testa, il portafoglio di Google ha prodotti e servizi competitivi, e non la sola idea di svilupparli (un vezzo scellerato della nuova economia).

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Il prezzo di primo collocamento - deciso con un’asta olandese - si è rivelato inoltre abbastanza prudente favorendo il consistente rialzo. Il sistema dell’asta olandese è piuttosto nuovo negli Stati Uniti, dove negli ultimi anni solo una decina di società lo ha scelto per la propria quotazione in borsa. Si tratta di un’asta in cui i prezzi vengono man mano abbassati fino a quando non si presenta un compratore: oltreoceano, si tratta di una tecnica di collocamento consolidata per l’emissione buoni del Tesoro, ma sconosciuta o quasi sul mercato azionario.
La mossa di Google è in tal senso chiara: limitare l’influenza esercitata dalle banche d’investimento (che tradizionalmente scelgono investitori qualificati cui destinare il collocamento) e dare così un taglio “popolare” alla propria offerta pubblica di acquisto.

Il sistema ha contribuito a far scendere sia il volume del collocamento (dai 25 milioni e 700 mila azioni previsti a 19 e 600 effettivi) sia il prezzo unitario delle azioni (da 135 dollari ad 85): questo in sé spiega l’elevata domanda e il prezzo di chiusura del titolo Google. CBS Market Watch solleva tuttavia più di un dubbio, sostenendo che Google avrebbe deciso un prezzo di partenza più basso di quello effettivamente determinato dall’asta e assegnato meno azioni del dovuto per favorire un rialzo deciso del titolo nel giorno del debutto.
L’entusiasmo con cui il titolo Google è stato accolto sul mercato segna però chiaramente la via per l’azienda di Mountain View: effettuare - con i ricavi ottenuti - investimenti oculati per fronteggiare i rivali, fra i quali spiccano (ma non sono certo i soli) Microsoft e Yahoo!, e delineare una strategia di business all’insegna della diversificazione dei prodotti. Google è leader nel mercato dei motori di ricerca (e al primo posto per i ricavi da sponsorizzazioni legate ai risultati delle ricerche sul Web, i cosiddetti sponsored ad), mentre Yahoo! ha un forte brand e servizi per i clienti più ampi e l’onnipresente Microsoft appare ineguagliabile sull’offerta legata a Internet e al software.

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