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Iosn: l’Onu porta i pinguini in Asia

Scritto da Guido Sintoni

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La creazione da parte delle Nazioni unite dell’International open source network può rappresentare un campanello d’allarme per i sostenitori del modello commerciale chiuso e per chi pensa che un Xp Starter Edition sia sufficiente contro il digital divide
L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha costituito un ente chiamato Iosn (International open source network). L’iniziativa è frutto del programma per lo sviluppo della regione dell’Asia e del Pacifico (Asia Pacific development information program) e si ricollega alle applicazioni e alle tecnologie aperte.
“La prospettiva è che i paesi in via di sviluppo della regione possano ottenere e sostenere lo sviluppo sociale ed economico tramite l’uso di tecnologie It libere/aperte, per combattere il digital divide“: queste le linee guida che si leggono sul sito Web di Iosn.
L’intento è chiaro, e - se non bellicoso - appare come un monito per le aziende commerciali interessate a imporre il proprio modello: un modello ritagliato su misura per i paesi ricchi e che risulta sin troppo conveniente esportare nelle realtà in via di sviluppo.

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Secondo le Nazioni Unite, l’ente si appoggerà a un “piccolo segretariato”, e - almeno all’inizio - avrà oneri e onori limitati: una risposta sottile, ma neanche troppo, a quell’Xp Starter Edition con cui Microsoft spera di accaparrarsi i paesi emergenti. La prima mossa dell’Iosn è stata tanto convenzionale, quanto al limite della sagra paesana: diffondere le virtù del software libero e aperto distribuendo Cd di Linux in occasione del Software freedom day.
Una ricorrenza, quest’ultima, che ha colto di sorpresa gli enti storici legati alla promozione del modello libero e aperto, da Free Software Foundation a Open Source Initiative.
L’impressione è che per ora vi siano molti buoni propositi e una discreta confusione di fondo.
Il solo fatto che si parli apertamente di open source in nazioni che apparivano fino a poco tempo fa facile preda del paradigma commerciale (e del conseguente divario digitale) conferma tuttavia che il revisionismo hi-tech legato ai codici aperti non è più argomento esoterico o iniziatico, ma destinato ad avere un impatto sempre maggiore.

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