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Microsoft, Service Pack 2 rinnega ActiveX

Scritto da Guido Sintoni

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Con Sp2 per Windows Xp, il colosso di Redmond impone un giro di vite sulla propria tecnologia di gestione dei plug-in per Internet Explorer. Vendor in subbuglio, mentre c’è chi ipotizza che questa non sia che una mossa per rafforzare la posizione monopolistica
Gli scenari delineati dalla comparsa del Service Pack 2 per Windows Xp (“quasi un sistema operativo”) continuano a suscitare preoccupazioni e perplessità.

Nell’occhio del ciclone adesso è la tecnologia ActiveX: è il sistema di Api (interfacce di programmazione per le applicazioni) proprietario con cui Microsoft consente a terze parti di scrivere plug-in per l’onnipresente Internet Explorer.

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Con una grande semplificazione, si può dire che ActiveX è il modo con cui viene eseguito software non Microsoft nel browser di casa Gates: ad esempio, un runtime Java, il riproduttore Flash, il lettore Acrobat Reader, e così via. In passato, la gestione (sin troppo allegra) dei controlli ActiveX ha dato adito a molte polemiche: come era possibile interfacciare software utile, era (ed è) altrettanto possibile legare software dannoso (spyware, adware, malware) a Internet Explorer.

La Gates-soluzione è netta. Così netta da suscitare legittimi dubbi nei fornitori di software: via la finestra di dialogo che chiedeva se installare o meno un controllo ActiveX (che, secondo i piani alti di Redmond, era così utile da non essere letta dalla maggior parte degli utenti), sostituita da una “barra delle informazioni”, una striscia sotto l’indirizzo Web che visualizza messaggi estesi in nome della sicurezza perseguita dal nuovo Service Pack.

Xpservicepack2 Ma se dietro la sicurezza si nascondesse qualcosa di più sottile? Il quesito è lecito quando si prova ad installare RealPlayer e, per tutta risposta, si ottiene un fermo diniego da Explorer: “Per proteggere la vostra sicurezza, Internet Explorer ha impedito il download di file sul vostro computer”. Si tratta di una situazione rimediabile forzando lo scaricamento con un paio di clic del mouse, che possono tuttavia costituire un ostacolo per molti utenti, costretti a fronteggiare una situazione imprevista (d’altronde, l’informatica “che non deve costringere a pensare” è da sempre il cavallo di battaglia di Microsoft: come pensare che l’utente legga ciò che il browser gli presenta?). E non è certo un caso isolato.

Musi lunghi in casa Real (ma nessun commento ufficiale, visto che l’azienda - che a suo tempo aveva piazzato uno spyware non documentato nel proprio lettore multimediale - ha una causa in corso con Microsoft in tema di antitrust); e voci di protesta flebili ma non isolate si sono levate da vendor ludici e di applicazioni per la visualizzazione grafica.
Che Microsoft stia perseguendo i propri fini sotto il paravento della sicurezza è qualcosa in più di una semplice illazione. E le parole di Alex St.John, uno dei padri della tecnologia DirectX sviluppata per il rendering grafico da Microsoft, sono significative: “Rendere difficile la via di ActiveX significa aprire la porta a .Net”. Non a caso, il nuovo corso dello sviluppo made in Redmond e decisamente in contrasto con altre tecnologie (da Java in poi) non-Microsoft.

L’unico vendor che dovrebbe ridere di questa situazione è Macromedia: il suo plug-in Flash è l’unica estensione non-Microsoft inclusa nella versione di Internet Explorer aggiornata da Service Pack 2. Peccato non si tratti di Flash 7, ma di Flash 6: il più recente player, insieme alla piattaforma Macromedia Flex, avrebbe rappresentato una minaccia alle applicazioni ricche di contenuti e graficamente accattivanti di Longhorn, il Windows che verrà (in ritardo sempre crescente, ma questa è un’altra storia).
Il commento di Microsoft al riguardo è laconico: “Abbiamo incluso Flash 6 anziché Flash 7 per motivi tecnici e di sicurezza”. Sicurezza, appunto. Che il gap tra sé e gli altri sia il più profondo possibile.

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