Tiscali perde i pezzi (ma rilancia)
Le montagne russe delle piazze finanziarie causano al provider di Sardegna scossoni e perdite clamorose. La sola strada percorribile per cercare di risorgere è la cessione di qualche pezzo pregiato. Funzionerà? L’azienda scommette di sìTiscali vende parte di sé e continuerà a farlo nel prossimo futuro: nel mese di agosto e nel volgere di un paio di settimane ha già abbandonato l’Austria, la Norvegia, la Svezia e il Sud Africa. Sarà poi la volta di Spagna e Repubblica Ceca, perché, come affermato da Tiscali in una nota ufficiale, l’obiettivo è concentrarsi sui Paesi più redditizi (per l’Adsl, soprattutto): Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Benelux.
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C’è da preoccuparsi per sorte dell’operatore? In parte sì: le vendite sono mosse obbligate e d’emergenza perché Tiscali è in difficoltà economica, con 370 milioni di euro di debiti e un cash flow ancora negativo (non è profittevole e l’obiettivo è esserlo entro la fine di quest’anno).
Spada di Damocle, in particolare, è un bond in scadenza, da pagare entro il luglio del 2005, del valore di 250 milioni di euro. Cifra considerevole in rapporto ai ricavi, che nel secondo semestre 2003 (calcolati ad agosto 2004) sono stati di 539 milioni e 700 mila euro.
Tiscali aveva deciso di pagare il bond tramite un aumento di capitale, ma il mercato non ha gradito questa soluzione: il titolo è crollato, dai circa 6 euro dell’anno scorso ai 2,3 euro di agosto.
Il panico degli investitori ha insomma spinto Tiscali sulla strada delle cessioni, per rassicurarli. Ci sono però segnali positivi all’orizzonte: l’operatore, ridimensionato, può guadagnare in stabilità finanziaria.
Secondo il consiglio di amministrazione, i costi gestionali saranno ridotti del 15% nei prossimi 12 mesi. I ricavi sono in crescita a due cifre: del 26% rispetto al primo semestre 2003. Non è poi così notevole, inoltre, che Tiscali sia ancora sotto la soglia dei profitti: ha solo cinque anni di vita e forse era cresciuta troppo, troppo in fretta, come capita durante l’adolescenza. Adesso il mercato chiama però Tiscali alla prova della maturità: multinazionale sì, ma con giudizio. Senza strafare.




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