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Ibm, un nuovo chip in difesa dei dati

Scritto da Fabio De Lorenzi

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Big Blue ufficializza l’intenzione di inserire nei propri computer di prossima generazione un innovativo componente in grado di marchiare ogni macchina in modo indelebile e di cifrare qualunque dato risieda o circoli al suo interno
In un futuro non troppo distante - prevede Ibm - i dati e le password di accesso alle proprie macchine saranno finalmente al riparo da violazioni e da intrusioni indesiderate.
Quella del gigante It non è una semplice dichiarazione di intenti, ma piuttosto il momento iniziale di una nuova strategia destinata a tradursi presto in un qualcosa di concreto. Al centro di tutto c’è una tipologia di microprocessori di nuova concezione, in grado di comportarsi come un lucchetto per il forziere-Pc nel quale circolano e sono conservate le informazioni.

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Una volta avviata la produzione, questi nuovi chip “antifurto” dovrebbero andare a equipaggiare tutte le linee di computer con il marchio di Big Blue, indipendentemente dalla loro destinazione d’uso, sia questa incarnata in un notebook o in un potente sistema aziendale.
Per dare corpo alla propria idea, Ibm utilizzerà la tecnologia denominata Safekeeper Trusted I/O Device sviluppata da National Semiconductor. In estrema sintesi, questa offre la possibilità di imprimere su un processore un numero seriale, una sorta di tatuaggio indelebile in grado di identificare univocamente ogni Pc e al tempo stesso di cifrare (e quindi proteggere) qualsiasi dato presente nel sistema mediante una speciale chiave crittografica di elevata robustezza.
L’iniziativa rientra nel progetto denominato Trusted Computing, al quale i principali soggetti che operano nel ramo dell’hardware aderiscono nell’intento di sviluppare e promuovere gli standard di sicurezza del comparto.

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