Kde 3.3, una prova convincente
La più recente versione del popolare ambiente grafico per sistemi Linux e Unix regala agli utenti un’esperienza desktop non più (e non soltanto) alternativa a Windows ma probabilmente di qualità superiore. Problematica, però, l’installazione» vai alla photogallery
Kde, al pari di Gnome, è uno strumento integrato che, mediante un’interfaccia grafica che appaga l’occhio e le esigenze funzionali, mette a disposizione dell’utente un numero di applicazioni elevatissimo - dalla suite di tipo office al file manager/browser Web - e una serie di utilità grafiche per l’amministrazione di sistema.
Insomma, offre tutto quello che ci si aspetta da un sistema operativo completo (e molto altro: si pensi solo alla molteplicità dei player multimediali precaricati) in un ambiente grafico che può essere installato in una directory isolata insieme alle librerie da cui dipende, senza interferire in termini di condivisione con il resto del sistema operativo in uso.
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L’installazione: un gioco da ragazzi? Niente affatto
Installare Kde 3.3 non è semplice: in genere, gli ambienti grafici complessi implicano molte dipendenze tra pacchetti, ed è quindi bene affidarsi agli strumenti previsti dai vendor di distribuzioni. Questi ultimi, tuttavia, prevedono in genere il supporto alla versione disponibile al momento del rilascio della distribuzione stessa: per esempio, Fedora Core 2 permette l’installazione di Kde 3.2 in pochi minuti mediante l’applet “Installa e rimuovi applicazioni”.
Per l’upgrade, bisogna quindi affidarsi alla documentazione reperibile su Kde.org. Nel nostro caso, il repository Apt-Get per Fedora Core 2 non si è rivelato preciso, segnalando conflitti di pacchetti a più non posso. Per contro, però, l’aggiornamento da YaST (siamo quindi in ambito SuSE) sembra funzionare correttamente.
Sullo stesso sito si evidenzia la costruzione modulare di Kde: 19 componenti, di cui solo due essenziali (Kde Base e Kde Libs) più il server sonoro Arts. Concettualmente, Kde è più lineare di Gnome, che si basa su quasi 100 componenti. Si tratta però di un ambiente grafico complesso, che richiede sensibilità e competenza fuori dalla media se non si vuole o può ricorrere ai binari precompilati.
Nella peggiore delle ipotesi, si può fare ricorso a Konstruct, un sistema automatico per lo scaricamento e la compilazione dei pacchetti: basato su un sistema di port molto simile a quello di Free e Open Bsd. Richiede molto tempo macchina (un giorno e più per la compilazione del sistema completo Kde), spazio disco (quasi 4 GByte) e - per contro - offre agli esperti un controllo totale sulle operazioni.
È possibile costruire una versione di Kde 3.3 per il proprio hardware (introducendo switch di ottimizzazione) scegliendo gli specifici pacchetti di interesse e - da ultimo - con un’opzione di tipo prefix=, si possono isolare le librerie Qt (su cui si basa Kde), le Kde Libs e l’ambiente grafico in un percorso a sé stante.
Va da sé che se si è al primo approccio con Linux è meglio aspettare la versione successiva della distribuzione preferita: includerà senz’altro (e senza sforzi) Kde 3.3.
Le novità di una via autonoma rispetto a Windows
Sin dagli albori, quando la sorte di Kde sembrava incerta a causa della licenza non libera usata da Trolltech per le librerie Qt, il primo obiettivo degli sviluppatori Kde è stato la facilità, anche a scapito della leggerezza dell’ambiente stesso.
A qualche anno di distanza, la missione appare compiuta: grazie anche al pungolo di Gnome, Kde non è la copia dell’interfaccia utente di Windows sotto Unix, quanto piuttosto un’alternativa consistente. E - per molti aspetti - in quel di Redmond farebbero bene a prendere spunto tanto da Kde quanto da Gnome.
Le novità della versione 3.3 riguardano le applicazioni, l’integrazione dei componenti e i miglioramenti funzionali di secondo piano. Tra le nuove applicazioni, si segnalano Kolourpaint, che sosituisce Kpaint; Kspell2, una nuova libreria per il controllo ortografico; Ktheme Manager, modulo per la gestione dei temi del centro di controllo di Kde e alcune utilità per sviluppatori Web.
Per quel che concerne l’integrazione dei componenti, si comincia con Kontact (un’applicazione simile a Microsoft Outlook o Novell Evolution), che è richiamato da Kolab e Kpilot e diventa parte integrante del groupware.
Konqueror prevede un miglior supporto ai contatti di Kopete, il client di messaggistica istantanea multiprotocollo (che adesso può inviare file ai contatti stessi), e al protocollo Irc. KMail, il programma per la posta elettronica, gestisce contatti Kopete al pari di Microsoft Outlook con Msn Messenger (ma Kopete è più versatile) e - infine - Kopete stesso, che può richiamare oggetti riprodotti con Amarok, uno dei tanti player multimediali di Kde.
Quasi impossibile elencare, infine, i miglioramenti funzionali del desktop: in ordine sparso, è ora possibile scorrere le linguette di Konqueror con lo scroller del mouse; accedere a una barra di ricerca nello stesso Konqueror; lanciare wizard per dotare Kmail di plug-in antispam o antivirus e collegare nuovi dispositivi al server sonoro.
Un dato vale però per tutti: nella versione 3.3 di Kde, sono state riviste 60 mila linee di codice, documentazione e contributi vari; 7.000 bug sono stati corretti e 2.000 richieste di utenti soddisfatte. Non certo male per un progetto libero.
Persi tra le applicazioni
In un ambiente grafico i cui componenti pesano per quasi 700 MByte (a tanto ammonta l’installazione completa), è semplice dimenticarsi di molte applicazioni che lo compongono. Tuttavia, ve ne sono alcune che sono ormai inscindibili da Kde stesso: la nostra photogallery non è che un piccolo assaggio.
L’esperienza d’uso di Kde 3.3 è all’altezza delle aspettative: l’ambiente è personalizzabile fino nei minimi dettagli. È possibile stravolgere l’aspetto dell’ambiente grafico, sostituendo i set delle icone, i font, i bordi delle finestre e tutto ciò che compare sul desktop; definire scorciatoie da tastiera e arricchire la barra degli strumenti di pannelli figli, applet, applicazioni e tutto ciò che permette di costruire un desktop a misura delle proprie necessità. Probabilmente, con una semplicità superiore a quella che è tipica di Windows.
Conclusione
Kde 3.3 è senza dubbio la migliore versione - non la più rivoluzionaria - di un ambiente grafico maturo, la cui evoluzione ha contribuito (come d’altronde quella di Gnome) a dare un volto “umano” a Linux e a molti Unix portandoli sui desktop degli utenti.
Un’impresa titanica, quest’ultima, visti sia forza di una Microsoft che spesso impone i propri sistemi operativi ai vendor di hardware sia l’orientamento delle aziende che spingono Linux in ambito server più che sulle workstation. Un’impresa che può tuttavia regalare all’utente un ambiente di lavoro di eccelsa qualità.




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