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I love you(rev. eng)

Il bel manifesto dell’esposizione sintetizza graficamente l’invisibilità dei virus e il loro essere considerati come pericoli per la ‘salute’ del personal computer. L’ambiguità del famoso virus ‘I Love You’ è diventata un’icona del potere seduttivo dei messaggi virali, come dimostra il titolo di questa mostra Marburg, uno dei classici virus che si manifestavano con un notevole impatto visivo, andando a contaminare l’interfaccia del sistema operativo. Una visualizzazione di questo tipo rende l’allarme dell’infezione immediato, anche se in una dimensione tragicomica. Altri classici sono sperimentabili da altrettanti terminali ‘I love you [.but do you know what love really means?]’ è un’installazione video di Caleb Waldorf che consiste in un blob di frammenti di interviste, notiziari e documentari (sia dei grandi network che indipendenti), sul tema dei virus. Uno spaccato della percezione di questo fenomeno da più punti di vista Il testo corrotto dell’installazione di Sneha Solanki, ‘The_Lovers’, con due computer/amanti che si scambiano un’antica e romantica poesia d’amore, che man mano diventa incomprensibile per l’effetto dell’infezione. L’ebbrezza del colloquio si riflette nella perdita di lucidità Ecco come si presentano i due ‘amanti’ di The_Lovers, simbolicamente uno di fronte all’altro, ma fisicamente collegati dai cavi di rete. Collocati in penombra, con i caratteri rossi sui rispettivi schermi, e una calda luce che li avoolge, i terminali sembrano essere davvero molto vicini. Anche l’amore è un virus? Sviluppato in collaborazione col team di ricercatori della Symantec Inc., il tool che traccia le infezioni dei worm su una mappa mondiale attraverso una base cronologica (da cui si può anche effettuare lo zoom su una singola nazione), visualizza istantaneamente la diffusione rapidissima di questi software La viva voce dei protagonisti, mostrata attraverso questi schermi velati, rende palesi le fascinazioni di chi scrive codice, le sue utopie e anche un certo distacco dalla realtà quotidiana. Le interviste mostrano persone con i loro volti, le loro sensazioni e la loro attitudine ad immaginare Sullo sfondo delle installazioni i documentari e i video descrivono spaccati concreti del mondo correlato alla cosiddetta ‘virus culture’ e delle scene che la ospitano. Tutti prodotti da soggetti indipendenti danno voce ai soggetti più interessanti, spesso sommariamente accostati a semplici criminali Biennale.py, il virus che ha attratto l’attenzione di centinaia di giornalisti durante la 49esima Biennale di Venezia conserva intatto il suo fascino, col suo elegante codice che racchiude in sè diverse letture e significati. Un grimmaldello mediatico e un’opera letteraria, quindi un hacking in tutti i sensi Terminali, virus descritti, video e codice proiettato sui muri. La realizzazione di questa mostra ha reso evidente come la cultura dei nuovi media possa essere resa fruibile anche in spazi limitati, attraverso molteplici dimensioni che passano dal didattico all’intellettuale senza tradire lo spirito originario

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