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Asia, pay tv a una svolta

Il settore della pay tv in Asia è a un punto di svolta, dopo che per anni gli operatori locali hanno accumulato perdite. “Sui mercati asiatici”, scrive Cris Prystay, “molte persone non sono disposte ad abbonarsi alla tv via cavo e preferiscono guardare i canali locali in chiaro”. A questo bisogna aggiungere che il traffico di schede contraffatte è di dimensioni enormi.
“Adesso però il settore sembra in grado di riprendersi e affermarsi grazie a una più ampia scelta di programmi e alla crescita di una classe media che può permettersi la pay tv”.
Lo provano i primi utili registrati da Star group, sussidiaria della News Corporation di Rupert Murdoch, e Anx, canale lanciato da Sony. Negli ultimi cinque anni il numero di utenti asiatici delle tv via cavo e satellitari è quasi raddoppiato, mentre un terzo delle famiglie che possiedono un televisore è abbonato alla pay tv.
Fattore chiave per la crescita è la maggiore offerta di trasmissioni adattate ai singoli mercati locali: Star Group, per esempio, trasmette i contenuti di 47 canali in sette lingue diverse.
Il mercato più sviluppato è quello indiano, che assicura agli operatori il 70 per cento delle entrate. Il settore stenta a decollare, invece, in Cina, dove sono ancora troppe le limitazioni poste agli investimenti stranieri nelle pay tv.

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