Telefonami! Ti faccio ascoltare…
Per la gioia dei maniaci degli squilli personalizzati, arrivano anche da noi le “risponderie”. Nonostante la partenza in sordina, il servizio sembra destinato a spopolare. Addio noioso, e impersonale, “tu-tu”
Le suonerie, croce e delizia del mondo dei cellulari, si arricchiscono di un nuovo servizio che le renderà ancora più attraenti (o fastidiose, a seconda del punto di vista). Nel corso dell’estate sono infatti approdate anche in Italia le “risponderie”, improbabile neologismo creato per indicare i toni e le musichette che andranno a sostituire l’ormai superato “tu-tu” che, da sempre, fa compagnia al chiamante in attesa di ricevere risposta.Tim e Vodafone, senza troppo clamore, hanno da poco introdotto il servizio, chiamandolo rispettivamente “WelcoMusic” e “MyMusic”.
Ma, nonostante la partenza in sordina, le risponderie non sono destinate a rimanere nell’ombra. In Asia sono già popolarissime: in Corea del Sud, dove sono state inventate, la penetrazione di mercato è molto elevata - sono utilizzate da tre utenti su dieci. Gli analisti prevedono che, anche in Europa, il settore raggiungerà un valore di 721 milioni di dollari entro il 2008. E la nuova moda dovrebbe presto allargarsi anche alla telefonia fissa.
Indubbiamente sono in parecchi a chiedersi quale sia la reale utilità di questo servizio. La domanda cade un po’ nel vuoto ma, ammettiamolo, l’aggettivo “utile” non è proprio tra i più utilizzati quando si parla di accessori e servizi per cellulari. Sono altri i parametri con cui il mercato valuta l’attrattività di un servizio, il cui successo è legato piuttosto alle possibilità di personalizzazione del cellulare che è in grado di offrire. I telefonini sono infatti sempre più non solo un mezzo di comunicazione ma anche uno strumento che gli utenti utilizzano per esprimere la propria personalità. E l’opportunità di distinguersi con suonerie particolari e originali (il canto del gallo introdotto da Nokia sta spopolando) è da sempre molto apprezzata - e non solo dai teenager.
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Uno dei vantaggi del nuovo servizio è il fatto che le risponderie possono essere utilizzate da chiunque, a prescindere dal cellulare posseduto. Il servizio risiede infatti sul network dell’operatore e non ci sono dunque problemi di compatibilità con i diversi modelli di telefono, né per quel che riguarda l’utente che attiva il servizio né per il chiamante.
Il modello di offerta su cui si basano le risponderie è quello già adottato in Corea e in altri paesi europei: l’utente paga un abbonamento mensile, e poi un prezzo che varia da 1,5 a 3 euro per ogni musichetta acquistata.
A poco più di un mese dal lancio, il problema principale per gli operatori italiani sembra essere quello di far conoscere il servizio: indubbiamente, come spesso accade, più che la pubblicità, sarà il passaparola tra gli utenti a decretare il successo (o l’insuccesso) delle risponderie.
Oltre a ciò, vi sono altri due elementi significativi che giocheranno un ruolo importante nel futuro del servizio, una volta esaurito l’effetto novità: la qualità dell’audio (al momento è piuttosto bassa e si sente comunque il “tu-tu” di sottofondo) e l’ampiezza del catalogo di risponderie offerte. Gli utenti della telefonia mobile, si sa, sono sempre più esigenti.




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