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Fuel cell, un pieno di carburante per cellulari e laptop

Scritto da Tommaso Pericle

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Batterie a lunghissima durata e basate su tecnologie innovative per ogni genere di strumento portatile
Fuel CellCellulari e palmari diventano insostituibili assistenti digitali tuttofare: un po’ telefoni, un po’ computer, un po’ media center e anche terminali per collegarsi alle applicazioni d’ufficio e navigare Internet. Ma chi può affidare a cuor leggero tanta responsabilità a una macchina che può rimanere a secco di batteria in qualsiasi momento?
Finora l’elettronica da taschino non ha tradito la “legge di Moore”, che pronostica il raddoppio della potenza ogni paio d’anni. Una legge che vale però soltanto per l’elettronica, non per le batterie. Il risultato è che abbiamo in tasca oggetti sempre più potenti ma anche sempre più assetati di corrente.

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Qualche passo avanti l’abbiamo visto con il passaggio dalle celle al nickel a quelle agli ioni di litio, ma la vera rivoluzione tecnologica si avrà solo con le fuel cell, le batterie a combustibile che non si ricaricano attaccandole alla presa elettrica ma facendogli il pieno di carburante: la batteria si ricarica in una manciata di secondi e dura giorni e giorni.
Ritenute avveniristiche, quasi roba da fantascienza, le fuel cell sono ormai prossime al debutto sul mercato. Ntt Docomo, il gigante della telefonia giapponese, scopre le carte e presenta il prototipo della micro fuel cell, una basetta compatibile con qualsiasi cellulare che grazie a una cartuccia contenente metanolo (alcool, in pratica) fornisce 3,8 watt di potenza, circa dieci volte quella ottenibile con una batteria al litio.
Nel sistema Docomo la basetta fuel cell (che pesa due etti) serve solo a ricaricare la batteria tradizionale del cellulare, senza bisogno di collegarlo alla spina. Il che è un vantaggio, visto che le compagnie aeree hanno detto chiaro e tondo che non consentiranno mai ai passeggeri di portare cartucce di combustibile a bordo degli aerei per evidenti ragioni di sicurezza.
Docomo prevede di commercializzare la basetta già alla fine del prossimo anno, battendo sul tempo la concorrenza, visto che le fuel cell fanno gola a tutti e la ricerca comincia a dare i suoi frutti aprendo nuovi orizzonti non solo nel campo dell’elettronica mobile.

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Proprio nello stesso momento in cui Docomo mostrava il suo gioiello, Matsushita stupiva con l’annuncio di una microscopica cella a combustibile lunga appena due centimetri che brucia uno zucchero molto particolare: quello presente nel sangue umano. La cella da 300 microwatt è infatti pensata per alimentare i pacemaker cardiaci, scindendo grazie a degli enzimi gli zuccheri del corpo in anidride carbonica e acqua. Per ora non è previsto un seguito commerciale per il prototipo, che è la più piccola fuel cell mai progettata.
Sul lato opposto della scala, la fabbrica di automobili Kia ha presentato al salone di Parigi un’automobile alimentata da una cella a combustibile da 80 kilowatt che brucia idrogeno: con un pieno di gas, si percorrono 300 chilometri alla velocità massima di 150 chilometri all’ora.
Risultati che potrebbero essere una boccata d’ossigeno per lo sviluppo delle batterie del futuro, visto che finora le aziende che ci hanno creduto si trovano in seria difficoltà: nessuno dei maggiori 18 produttori mondiali di celle a combustibile ha ottenuto profitti nel 2003. I segnali incoraggianti che vengono dai nuovi sviluppi delle celle a combustibile hanno spinto però il governo del Canada a stanziare quattro milioni di dollari per accelerare lo sviluppo delle fuel cell, dando credito a una tecnologia che finora ha dato almeno una prova di affidabilità: erano proprio fuel cell le batterie che hanno consentito alla missione Apollo di raggiungere la Luna.

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