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La casa dei nuovi media è la Parigi digitale

Scritto da Claudio Gervasoni

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Due settimane ricche di suggestioni alla seconda edizione de La Villette Numérique: dalla forza del lavoro in network alle relazioni con le aree urbane da recuperare
Villette Numérique 2004“Kapital”, lo spettacolo di performing media della compagnia teatrale Ktha, ha chiuso domenica scorsa, 3 ottobre, la seconda edizione del La Villette Numerique, biennale parigina dedicata all’arte digitale. Una manifestazione che per durata (2 settimane), proposte (dall’arte dei nuovi media alla musica elettronica, dal djing al cinema digitale, dagli spettacoli di performing media alle conferenze-dibattito) e scelte organizzative (cadenza biennale e frequenti occasioni per avvicinare anche il pubblico generalista a proposte che vivono a cavallo tra la riflessione artistica e la sperimentazione tecnologica) si distingue nel sempre più folto panorama mondiale dei festival dedicati all’arte elettronica.

» Villette Numérique: torna allo speciale

Zona di Confluenza
Potendo ragionare su una cadenza biennale per l’esposizione all’interno della Grande Halle del Parc de la Villette, che ha rappresentato senza dubbio il motore di tutta la manifestazione, gli organizzatori hanno puntato su una selezione che tenesse conto di due fattori: da un lato una presenza internazionale di progetti noti e ormai consolidati nel panorama della net-art (dal Radical Software Group a JoDi, senza dimenticare Listening Post di Ben Rubin e Mark Hansen in arrivo direttamente dall’Ars Electronica Festival di Linz) e dall’altra la proposta dei più interessanti progetti francesi (Téléférique del collettivo F.A.N., “Click Here” di Claude Closky o Aziz + Cucher).
L’obiettivo più che evidente da parte del comitato organizzatore è quello di stimolare, attraverso il confronto diretto con le migliori proposte internazionali, il panorama interno della produzione artistica e della riflessione critica con i nuovi media.

Villette Numérique 2004 NumeriCité
Analogo intento è stato quello di riunire in un unico luogo fisico (il terzo piano della Cité des Sciences) tre team di architetti, urbanisti, e filosofi per lavorare in tempo reale sul recupero di tre aree urbane di Shanghai, Rio de Janeiro e Parigi. I punti fermi del progetto NumériCités sono chiaramente il valore aggiunto che il lavoro in network può garantire a progetti di così importante impatto sociale (problemi simili possono essere risolti con soluzioni simili che hanno già dimostrato di funzionare: per esempio la difficoltà di valutare la topografia di una favela non è diversa da quella per un sobborgo popolare di Shanghai) e, nello stesso tempo, il valore aggiunto che nuovi media e tecnologie digitali possono garantire a professioni - per così dire - tradizionali (il problema della topografia di Shanghai e della favela di Rio de Janeiro è stato risolto ricostruendo in 3D una serie di immagini fotografiche scattate in digitale).
La novità sta invece nella possibilità di intervenire nel dibattito garantendo soluzioni di progettazione partecipata e condivisa, tali da assegnare un ruolo attivo e protagonista a chi, poi, in quei luoghi dovrà vivere. Se in occasione de la Villette Numerique l’intervento più frequente era quello del pubblico, rimane però il precedente di un progetto nel quale, grazie a ricostruzioni in 3D rese pubbliche in tempo reale, forum e dibattiti on line o contatto diretto con i progettisti, i cittadini interessati alla riorganizzazione delle aree urbane in cui vivono possono finalmente intervenire e sottoporre le proprie idee.

Forum, blog, performances e dibattiti
Un altro aspetto interessante de La Villette Numerique è il fatto che i nuovi media non fossero solo esposti (il che, necessariamente, stabilisce una distanza tra chi guarda e chi è guardato) ma anche sfruttati per creare un circolo virtuoso di conoscenza condivisa. Ovviamente non sono mancate conferenze e dibattiti ma, a nostro avviso, la vera ricchezza risiede nel fatto che tutto il ‘prodotto culturale’ sviluppato nel corso delle due settimane di festival è stato reso disponibile alla fruizione e al commento sul sito ufficiale della manifestazione. Un enorme archivio di documenti e file scaricabili e consultabili (interessante l’esperimento di associare parole chiave a ogni installazione per tracciare una specie di percorso tematico), con la possibilità di attivare discussioni nel forum e, soprattutto, di postare in un blog liberi commenti e immagini. Tutto per ribadire ancora una volta come la net-art nasca prima di tutto dal net-working.

Un lavorare in rete che non significa solo lavorare attraverso i canali della Rete ma anche, se non soprattutto, lavorare di scambi culturali. E questo è il motivo alla base dello sterminato e a prima vista caleidoscopico cartellone in programma. Se infatti a prima vista Mike Figgis (regista di “Hotel” e “Time Code”), Felix Da Housecat (dj che ha appena pubblicato il suo nuovo disco “Devin Dazzle And The Neon Fever”) e Karen Lancel (sua l’installazione Agora Phobia Digitalis) vivono in mondi diversi, è proprio in occasioni come la Villette Numerique che possono trovare nuovi spunti per i loro lavori.

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