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Fedora Project Fedora (Core 2)

Scritto da Francesco Facconi

Il progetto Fedora è nato come apertura della distribuzione desktop di RedHat verso la comunità open source, in seguito alla decisione della casa di Raleigh di abbandonare il mercato desktop per concentrarsi su quello server. In realtà RedHat è poi tornata - almeno parzialmente - sui propri passi annunciando RedHat Desktop, una distribuzione orientata però in modo specifico al mercato enterprise.

Giunta alla versione Core 2 (nome in codice: Tettnang), questa distribuzione eredita la maturità raggiunta da RedHat 9 e si presenta come un sistema stabile dotato di ottime caratteristiche di autoconfigurazione dell’hardware e del sistema. Come SuSE e Mandrake, le architetture supportate sono Intel e AMD64.
L’ambiente grafico di Fedora è estremamente curato: molto elegante e allo stesso tempo funzionale.
Essendo un prodotto creato da una comunità di programmatori, Fedora non ha una sua incarnazione commerciale ma abbraccia il modello di sviluppo tipico del mondo GNU/Linux, come fa già da tempo Debian. I vantaggi di questo approccio sono la maggior rapidità di sviluppo, grazie all’elevato numero di contributori, e l’ampia disponibilità di applicazioni sempre aggiornate.

L’installazione e la configurazione base del sistema sono integralmente affidate al collaudato programma Anaconda. Per prima cosa, su richiesta dell’utente il tool controlla l’integrità dei supporti ottici, per garantire che l’installazione possa essere completata senza errori. L’operazione richiede circa 5 minuti a disco (con un lettore 40X). Successivamente si procede al partizionamento delle unità disco e all’installazione del file system, che di default è ext3 (evoluzione con possibilità di journaling del precedente ext2). Abbiamo rilevato qualche problema (ereditato da RedHat 9) nel sistema di installazione: quando si tenta di modificare scelte effettuate in schermate precedenti, è facile generare fastidiosi errori che impediscono il completamento corretto della procedura. In questi casi è consigliabile ripetere l’installazione dall’inizio.

Sul fronte del riconoscimento hardware, segnaliamo che Fedora Core 2 è riuscita a individuare correttamente entrambe le schede audio montate a bordo della nostra macchina di prova, e ha installato con successo i driver relativi alla SoundBlaster Live!.
L’icona “Punto di Partenza” aiuta a raggiungere tutti i tool utili per la configurazione del sistema e dell’ambiente grafico.
L’occupazione tipica di Fedora Core 2 ammonta (secondo quanto dichiarato) a ben 2,7 GByte di spazio per l’installazione Desktop di default; si sale a 7,5 GByte per l’installazione completa di tutte le funzioni incluse nei 4 Cd-Rom (la distribuzione è disponibile anche sotto forma di unica immagine Iso per Dvd). Le possibilità di scelta al momento dell’installazione sono 4 e comprendono: Desktop, Workstation, Sviluppatore e Personalizzata.

Gli aggiornamenti software sono affidati a YUM, che nell’uso ci è sembrato un po’ più laborioso dei tool analoghi presenti nelle altre distribuzioni. I software installati per l’utenza desktop sono orientati alla produttività personale e a garantire un ambiente comodo da usare e ben integrato. La dotazione comprende, tra l’altro, Open¬Office.org 1.1.1 e KOffice 1.3 (che è la suite di applicazioni per l’ufficio nativa di Kde). Unica tra le distribuzioni recensite, Fedora (come in passato RedHat) non supporta nativamente la riproduzione dei file mp3, per evitare problemi legati alle politiche di licenza del codec. L’ostacolo può essere facilmente superato seguendo, ad esempio, la procedura descritta a questa pagina Web. Un’interessante caratteristica di Fedora è la possibilità di installazione da sistemi di storage collegati via Usb. A bordo del primo Cd-Rom, infatti, trova posto un’immagine (nella directory images) che permette di avviare la fase di boot per esempio da una chiavetta Usb.

Per quanto riguarda il kernel, questa release di Fedora monta l’ultima versione stabile del tree, ossia il kernel 2.6 che presenta molte novità. Per l’ambiente desktop segnaliamo l’introduzione di un nuovo sistema di I/O utilizzabile da tutti quegli strumenti che devono inviare in modo diretto comandi a dispositivi hardware. Grazie a questo nuovo meccanismo, chiamato SG_IO, per masterizzare un Cd o un Dvd non è più necessario abilitare il supporto allo scsi emulation.

Un’altra interessante caratteristica di questa seconda versione di Fedora è l’integrazione con il progetto SELinux (Security Enhanced Linux) sviluppato dalla NSA (National Security Agency), ossia l’ente governativo americano preposto alla sicurezza nazionale delle comunicazioni telematiche. SELinux mira a incrementare e a rafforzare le capacità di sicurezza di un sistema Linux, implementando un modello di sicurezza di tipo MAC (Mandatory Access Control) che – contrariamente a quello che avviene normalmente sui sistemi Linux – concentra tutti i privilegi di gestione delle risorse su un singolo utente (definito trusted), assegnando inoltre agli altri utenti i soli permessi necessari per portare a compimento le operazioni che devono svolgere. Di conseguenza la compromissione di un processo, di un eseguibile o dei permessi di accesso di un utente non comporta la possibilità di violare l’intero sistema.

Sul fronte della sicurezza segnaliamo anche le possibilità di protezione tramite firewall offerte da Fedora. Già in fase di installazione viene richiesto quale tipo di politica di sicurezza mantenere ed eventualmente quali servizi di networking abilitare. Un aspetto molto interessante è l’inserimento automatico, all’avvio di alcuni servizi, delle regole del firewall necessarie per il loro corretto utilizzo.

Le stesse regole vengono poi rimosse, sempre in modo del tutto trasparente per l’utilizzatore, alla chiusura del servizio. Ad esempio, quando si attiva il demone del network time protocol Fedora apre la porta necessaria e ne permette l’utilizzo solo verso il server selezionato per la sincronizzazione dell’orologio di sistema, riducendo al minimo la possibilità di attacchi relativi a quel particolare eseguibile. Una grossa novità di questa release è il cambiamento radicale operato nei confronti della base del sistema grafico, ossia il server X. Al posto del tradizionale Xfree86 viene invece installato il server X11 (nella versione X11R6 7.0) creato dalla comunità opensource di X.org. Dal punto di vista funzionale, questa incarnazione del sistema grafico non presenta particolari problemi di adattamento, risultando compatibile con tutti i window manager e desktop manager oggi disponibili; le differenze con Xfree86 visibili dall’esterno vanno ricercate nella nomenclatura dei file (di configurazione e binari) e nella disposizione all’interno nella struttura del file system. Questa scelta, annunciata anche da Debian, è legata alle recenti modifiche delle politiche di licenza di Xfree86.

La gestione del desktop è affidata in preferenza all’ambiente grafico Gnome, fornito nell’ultimissima versione 2.6. È comunque presente anche Kde, nella release 3.2.2 (la più aggiornata al momento del rilascio di Fedora Core 2).

Questa è l’unica distribuzione fra quelle provate a preferire il prodotto della Gnu; come SuSE e Mandrakelinux offre comunque la possibilità di installare entrambi gli ambienti e selezionare in fase di login quale avviare. Il look and feel dei due ambienti peraltro è molto simile, grazie all’uso di un tema unificato (che è dotato dei colori tipici di Fedora. Gli utenti possono selezionare uno dei molti altri temi disponibili e crearne di nuovi. Oltre a Gnome e Kde, Fedore Core 2 installa molti altri gestori di finestre, fra i quali WindowMaker, BlackBox e l’ultima versione di Xfce. Quest’ultimo è un interessante progetto, basato sulle librerie GTK+2, che mira a costruire un sistema desktop leggero – per contrapporsi alla pesantezza di Kde e Gnome – ma allo stesso semplice e ricco di funzioni.

La documentazione è ancora un punto debole di Fedora. Al momento infatti è inesistente, mentre una guida all’installazione dovrebbe diventare disponibile in occasione del rilascio della prossima versione (Core 3). In compenso dal sito di Red Hat (www.redhat.com/docs/manuals/linux/RHL-9-Manual si possono scaricare i manuali di RedHat 9, in formato Pdf, che – data la stretta parentela tra i due prodotti – sono un’utile base per iniziare a orientarsi.


Fedora Core 2
Gratuito

Produttore: The Fedora Project, Usa

PRO
Installazione di base molto completa
Ampia dotazione software
Tema grafico molto curato e gradevole

CONTRO
Qualche bug nella fase di installazione
Tool per l’aggiunta di nuovi pacchetti più scomodo da usare dei concorrenti

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