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Eurid e la commissione europea salutano il dominio .eu

Scritto da Tommaso Pericle

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Un accordo quinquennale fra le due realtà lancia il Country code top level domain continentale
Stavolta ci siamo. Dopo anni di tira e molla, anche l’Europa sta per avere il suo dominio continentale, il .eu, destinato agli eurocittadini e alle aziende che vogliono sottolineare la loro “europeità” anche nell’indirizzo del sito.
A Bruxelles è stato firmato l’accordo quinquennale tra la Commissione europea e Eurid, la società che gestirà i siti targati .eu, scelta lo scorso maggio come il candidato migliore per assumersi la responsabilità del dominio di 25 nazioni e mezzo miliardo di cittadini europei. Per la precisione, .it e il futuro .eu appartengono al rango dei cosiddetti “Cctld” cioè “Country code top level domain”, domini di primo livello assegnati alle nazioni.

Le difficoltà di Icann
» L’arduo dominio della Rete
Un gran bel risultato soprattutto per la Rete “made in Italy”, visto che Eurid è un consorzio che vede il nostro Paese in prima linea, assieme a Belgio e Svezia. In particolare, la fetta italiana di Eurid è formata dall’Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa, che già gestisce il nostro dominio nazionale .it sotto la guida del professor Franco Denoth. Dal canto proprio il Belgio è rappresentato dal registrar Dns.be guidato da Pierre Verbaeten e per la Svezia c’è il suo collega Ander Janson di Nic.se.
Con la firma dell’intesa, “Eurid è dunque entrato in fase operativa”, commenta Denoth. “Ora rimane solo un ultimo adempimento, la firma dell’accordo tra la nostra associazione e Icann: la trattativa con l’organo di governo mondiale della rete - che dovrà garantire ai domini .eu la piena raggiungibilità da ogni angolo del mondo - è ormai definita in quasi tutti i suoi particolari e sarà probabilmente formalizzata nel corso del meeting Icann del primo dicembre a Cape Town”.
Se anche le previsioni di Denoth fossero giuste, non basterebbe però la firma di Icann a rendere immediatamente operativo il dominio. Bisognerà prima mettere in piedi la rete dei provider autorizzati, i “rivenditori” di domini e mettere a punto regole per evitare liti tra chi ritiene di aver diritto a un certo nome sotto la gerarchia .eu. Si tratta del cosiddetto “sunrise period”, dove chiunque detenga un marchio registrato può rivendicare l’esclusiva proprietà dei nomi, tanto per evitare che qualche furbastro possa registrare, che so, fiat.eu senza averne nessun diritto.

Formata da tre registrar di provata esperienza, sulla carta Eurid dovrebbe rendere tutto più facile. Così non sarà. Non solo per l’entità delle cifre in gioco, ma anche perché non è semplicissimo armonizzare le legislazioni nazionali sui trademark dell’Europa da poco allargata a 25 nazioni.
Inoltre ci mette lo zampino pure l’euroburocrazia: la Commissione europea deve essere informata su tutti gli aspetti che riguardano le policy di registrazione e la gestione delle dispute. Insomma, non scommetteremmo sul fatto che il sunrise period possa effettivamente iniziare a settembre, come Eurid aveva previsto nel gennaio scorso.
Per aver diritto a registrare un sito .eu bisogna essere residenti in un qualunque Paese della Comunità europea, mentre le imprese dovranno dimostrare di avere il quartier generale o una filiale in uno degli Stati dell’unione. Inoltre, e ci mancherebbe, hanno diritto al .eu gli organismi dell’Unione europea; che così finalmente non sarà più costretta a usare come Url “europa.eu.int”, francamente orribile a vedersi e impossibile da ricordare (.int è un dominio usato pochissimo che identifica le organizzazioni intergovernative).
Per quanto riguarda i costi del .eu non si sa ancora nulla, ma dovrebbero essere allineati a quelli chiesti per i vari domini nazionali, o forse un poco più alti.

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