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Un indice per misurare il digital divide

Scritto da Luigi Gavazzi

Uno strumento per misurare il “digital divide”. Lo ha impiegato il team dell’United Nations Develpment Programme (Undp;) per l’edizione 2001 dello Human Development Report,. Si tratta di un nuovo indice per misurare il livello raggiunto da ciascun Paese nella creazione e diffusione di tecnologia, e nella formazione delle conoscenze e competenze nelle persone che dovrebbero usare e accrescere queste innovazioni.
    Il Technology Achievement Index (Tai) tiene conto di tre fattori: la creazione di tecnologie e nuovi prodotti e processi attraverso ricerca e sviluppo; l’adozione delle nuove tecnologie - (per esempio numero procapite di host Internet) ma anche di quelle meno nuove (il telefono e l’elettricità) - nelle attività di produzione e nel consumo; la disponibilità delle conoscenze (skill) che servono per creare le tecnologie e per usarle.
    Nel comporre il Tai, i tecnici incaricati dalle Nazioni Unite hanno pensato di farne uno strumento per chi prende le decisioni politiche relative alle strategie migliori per la diffusione delle tecnologie. Per questo è particolarmente complesso e riflette la preoccupazione che gli indicatori valgano per tutti i Paesi, indipendentemente dal livello relativo di sviluppo tecnologico; e che, contemporaneamente, siano effettivamente utili per i meno sviluppati: così, per alcuni aspetti, l’indicatore deve valutare con peso differente un tasso di crescita (per esempio nella diffusione del telefono) se si verifica in un Paese molto sviluppato o in un Paese sottosviluppato (maggiori informazioni sulla costruzione dell’indice a pagina 46 del rapporto). L’indice disegna una mappa dello sviluppo tecnologico che in linea generale corrisponde a quella dello sviluppo economico complessivo anche se si notano alcuni scostamenti.
    Per esempio nella classifica del Tai la Corea del Sud è al quinto posto, davanti al Regno Unito (settimo) e al Canada (ottavo). Tutti questi comunque (insieme ad altri 15, prima la Finlandia, diciottesimo Israele) fanno parte del gruppo di testa, i “leaders”. L’Italia invece è diciannovesima ed è fra i “potential leaders”, Paesi che hanno investito nella formazione di alto livello delle persone e hanno raggiunto una grande diffusione delle tecnologie definite vecchie ma sono lenti nell’innovazione. Poi viene il gruppo dei “dynammic adopters” (aperto dall’Uruguay e chiuso dall’India e in mezzo - 45 posto la Cina) e infine i “marginalized”. Qui larghe fasce di popolazione ancora non hanno a disposizione elettricità e telefoni e non possono accedere al livelli di istruzioni necessari per permettere lo sviluppo tecnologico.
    L’indice dello sviluppo tecnologico - che non riesce a esprimere quanto lo sviluppo tecnologico si sia tradotto in sviluppo sociale - va comunque correlato con quello generale, human development index (Hdi), usato nel rapporto, che tiene conto di dati relativi all’aspettativa di vita, al livello di istruzione e al reddito reale, ai rapporti uguaglianza/disuguaglianza fra donne e uomini: la classifica generale vede la Norvegia al primo posto, seguita da Australia, Canada, Svezia e Belgio. Gli Stati Uniti sono sesti, l’Italia ventesima.

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