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Cyborg dalla memoria corta: sguardo su quel che saremo

Scritto da Alessandro Lubello

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Due testate americane si interrogano sul futuro del mondo ad alta tecnologia. Tra protesi elettroniche e macchine intelligenti, l’era digitale rischia di passare alla storia come la dark age. Dal futuro senza passato
Analisti ed esperti dell’hi-tech lanciano un allarme: le tecnologie moderne hanno la memoria corta. La loro evoluzione rende inaccessibili contenuti prodotti con strumenti in uso solo pochi anni fa ma ormai incompatibili con quelli di nuova generazione. Tra non molto, quindi, si potranno vedere persone paraplegiche tornare a camminare grazie a speciali sensori incorporati nelle gambe, ma i computer non saranno in grado - banalmente - di leggere i file creati negli anni ottanta.

Una serie di previsioni sui progressi della tecnologia nei prossimi dieci anni è stata formulata dagli esperti di Idc. Oltre ad aiutare i paraplegici, i sensori inseriti nel corpo umano permetteranno ai medici di monitorare le attività vitali di una persona, mentre dall’interno di un’automobile segnaleranno i guasti al motore. Tra dieci anni, inoltre, gli edifici saranno costruiti con i nanotubi, particelle di carbonio più resistenti dell’acciaio, capaci di rilevanti prestazioni antisismiche.

Gli esperti di Idc ammettono che l’arrivo di molte applicazioni è ancora lontano nel tempo, scrive il mensile Wired. Ma una novità a portata di mano è il Web semantico, una nuova versione di Internet grazie alla quale i navigatori avranno informazioni più precise dai motori di ricerca. Oggi, sottolinea John Gantz, responsabile della ricerca per Idc, se un utente scrive dentro Google le parole “libri su Agatha Christie”, ottiene innanzitutto link che offrono informazioni sui libri della Christie. In futuro, invece, il Web sarà in grado di interpretare perfettamente la richiesta del navigatore e troverà subito i libri sulla scrittrice, non le sue opere.

Il futuro però prospetta anche problemi che richiedono rapida soluzione. I file digitali sopravvivono a lungo ma non le macchine che li hanno prodotti. È probabile, dunque, che i computer e i dispositivi di nuova generazione non siano in grado di leggere i vecchi contenuti. Il pericolo è che vada perduta una parte della memoria collettiva dando vita a una dark age digitale.

La raccolta digitale di fotografie, scritti e altro materiale della Bbc relativa al 1986, per esempio, non può essere vista senza hardware e software sviluppati appositamente per la lettura sui moderni dispositivi. Stesso destino è toccato alle registrazioni dallo spazio della Nasa, ai documenti delle aziende o alle ricerche degli studiosi, scrive il Wall Street Journal.

Per risolvere il problema sono state avanzate diverse ipotesi, ma nessuna ha dato ancora risultati soddisfacenti. Secondo gli esperti, l’ideale sarebbe avere standard aperti che si mantengano nel tempo sempre inteoperativi. Benché non manchino rilevanti eccezioni, è il caso dei protocolli fondamentali di Internet, come Tcp/Ip

o Xml, o di formati grafici o audio/video comeJpeg o Mpeg, questo purtroppo spesso non avviene. Nelle più importanti software house, spesso con il pretesto della necessità di innovare, prevale una logica chiusa e proprietaria della digitalità, che riserva a loro soltanto la responsabilità di scegliere se custodire e come un passato, oltre che un presente, che interessa tutti.

Il rimedio migliore per scongiurare l’avvento di una dark age digitale, quindi, sarebbe quello di scrivere sempre programmi - ed elaborare formati - interoperabili in linea di principio tra di loro e con le proprie precedenti versioni, oppure rassegnarsi a seguire il consiglio di Jack Rosenthal, l’ex direttore del New York Times Magazine: “Se volete avere qualcosa che duri mille anni, lasciate perdere l’elettronica”.

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