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Che si dice oggi in blogosfera?

Scritto da Sara Sironi

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È nato un link popularity index “made in Italy”: analizzando la popolarità dei link, rivela i temi più caldi di cui si sta discutendo su Internet. Aspettando l’avvento del web semantico, abbiamo chiesto che cos’è skip pop al suo creatore che in Rete si fa chiamare matteoci

Che cos’è >skip pop?

>skip pop è un analizzatore della popolarità dei link della blogosfera italiana. Mi spiego meglio. I blog, quei diari on line che rappresentano l’attuale Internet post-commerciale, sono aggiornati molto di frequente e capita spesso che in diversi blog si parli dello stesso argomento. >skip pop visita i blog italiani (ovvero la blogosfera italiana) e raccoglie le indicazioni sui link (che spesso rappresentano anche delle discussioni, dei temi, oltre che dei semplici siti) che sono più in voga in un dato momento.
Se >skip pop esistesse nel mondo reale sarebbe uno di quei “trendspotter” al soldo della Nike che girano per i bassifondi delle città per cogliere le nuove mode in fatto di abbigliamento.

Che cos’è un link popularity index?

È un software che se ne va in giro per Internet e memorizza tutti i link che trova. Fin qui sembrerebbe simile a un motore di ricerca. Ma un popularity index cerca di “leggere” in base ai link le tendenze della Rete, di cogliere di quali siti (ma anche di quali articoli, saggi e interventi) si parla su Internet in un dato momento.

Quali sono le caratteristiche dei siti che ti hanno ispirato >skip pop?

La caratteristica base che mi ha colpito di blogdex, di daypop e di popdex è il tempo che ti fanno risparmiare: invece di visitare centinaia di blog manualmente, hai un sistema che lo fa al posto tuo, ti fornisce una tabella sintetica degli argomenti più dibattuti e ti rimanda ai singoli blog che parlano di quegli argomenti.
È sostanzialmente un modo diverso di cercare le informazioni (certo non privo di difetti e che non esclude poi di visitare “manualmente” i blog che preferisci), fornendo un colpo d’occhio sintetico a mio avviso molto utile.

Esistono altri esperimenti italiani?

Ci sono molti esperimenti italiani che vanno nella direzione di mettere un po’ di ordine nella blogosfera. Si tratta in massima parte di siti che aggregano le notizie pubblicate sui vari blog in un sito unico: il risultato è un elenco, spesso categorizzato.
>skip pop invece ragiona in termini di link, non di articoli, quindi riesce a cogliere meglio le assonanze tra i diversi blog. Mentre gli aggregatori di notizie creano una lista ordinata cronologicamente o per argomento, >skip pop visualizza la rete di relazioni che esistono tra un link (a un sito, a un articolo, a un saggio) e i blog in cui se ne parla.

Ci racconti la cronaca della nascita di >skip pop?

>skip pop è nato da una domenica di immotivato nervosismo. Un nervosismo che mi ha portato a litigare con tutti gli oggetti della mia casa finché non ho deciso di mettermi a scrivere del codice sorgente per calmarmi.
Così ho iniziato il progetto e già a sera ho assaporato la soddisfazione di aver canalizzato la mia energia verso qualcosa che fosse in grado, in un modo o in un altro, di servire a qualcuno. Dopo due settimane di lavoro, complice il mio attuale status di sfaccendato, il sito era pronto e pubblicato.
Realizzo siti Internet da diversi anni. Ho iniziato creando siti per lavoro, per clienti che spesso non sapevano utilizzarli né coglierne lo spirito. Una esperienza frustrante che accomuna molti progettisti del Web.
Due anni fa ho iniziato a realizzare siti non per denaro, ma per passione. Il mio lavoro nasce dal principio della libera condivisione: in un progetto il piacere è quello di creare qualcosa di cui si sente il bisogno e di offrirlo agli altri. Punto. Da qui nascono i progetti migliori, secondo me.

Si parla di aggregatori, analizzatori, trackback, ecosistema… tutto all’insegna del “tener traccia”: riesci a fare chiarezza tra questi concetti?

Non è un’impresa facile. È doveroso premettere che tutti gli esperimenti che si svolgono oggi nella comunità indipendente e de-commercializzata dei blog, costituiranno strumenti senza i quali il web commerciale di domani non potrà esistere.
La sperimentazione di oggi va nella direzione di rendere ancora più semplice e diretta la condivisione del sapere, quindi va ad aggiungere qualche mattone all’edificio del Web così come era stato pensato dal suo creatore Tim Berners-Lee: un grande spazio di condivisione in cui sia del tutto sfumato il confine tra fruitori ed editori. In questa ottica non posso che valutare positivamente tutte le sperimentazioni che vanno nella direzione del tener traccia, sistematizzare, organizzare, rendere più facile l’accesso alle informazioni.

  • Gli aggregatori sono strumenti utilissimi che, grazie al diffondersi delle tecnologie figlie dell’Xml che consentono di far transitare le notizie da un sito ad un altro, forniscono una vista sintetica delle ultime notizie pubblicate nei blog. Gli aggregatori sono quei siti dove vanno a concentrarsi tutti gli elenchi di notizie (chiamati in gergo feed) e dove vengono categorizzati e visualizzati tutti insieme.
  • Gli analizzatori non sono in grado di “leggere” i singoli interventi come fanno gli aggregatori, ma hanno una marcia in più, visto che sono in grado di rendere visibili le relazioni che ci sono tra una notizia e i blog su cui è apparsa. Inoltre forniscono un “quadro sinottico” che se da un lato sacrifica ciò che non è di moda, fornisce comunque un’indicazione delle tendenze utile a capire in che direzione si muove l’opinione pubblica dei blog.
  • L’ecosistema è invece quella rete di relazioni permanenti che definiscono l’identità di un blog. Tramite gli elenchi di link ad altri blog, l’autore del sito definisce in modo implicito quali sono le sue letture preferite. Collegandosi tra di loro, i blog rivelano l’ambiente “disegnato” dai loro percorsi di navigazione: analizzando questi collegamenti è possibile individuare l’ecosistema, ovvero il luogo immaginario della blogosfera, in cui quel blog vive. Proprio in queste ore sto lavorando per aggiungere una vista dell’ecosistema italiano a >skip pop.
  • Il trackback forse è lo strumento più interessante tra quelli che consentono di “tener traccia”. Prima di tutto a differenza degli aggregatori e degli analizzatori è uno strumento che risiede sui singoli blog e che li mette in relazione direttamente, senza altri noiosi intermediari. Il trackback, ovvero “riferimento all’indietro”, è un sistema per ovviare alle deficienze del famoso tasto “back”. Mentre il tasto back è in grado di portarci a ritroso soltanto nella nostra navigazione recente, il tasto “trackback” è in grado di farci navigare all’indietro tra i siti che discutono argomenti simili.
Trackback è una tecnologia nuova e ancora relativamente poco diffusa. Se prenderà piede potrebbe cambiare il modo con cui navighiamo. Potremo fare tutti i passaggi (logici, temporali, geografici) a ritroso per andare all’origine di un dibattito e non solo seguirne le evoluzioni dal punto in cui siamo. Una rivoluzione rispetto a come usiamo il Web oggi.

Concludo con un accenno a quel web semantico che da due anni stenta a prendere piede. Probabilmente se avrà un futuro lo avrà grazie al fatto che i blog lo hanno adottato, fatto crescere, diffuso. L’evoluzione sarà ancora lunga, ma è facile immaginare che Amazon si doterà del trackback per tenere traccia dei siti in cui si parla di un libro che vende, che i portali leggeranno i popularity index uniformando le loro affollate homepage agli argomenti che sono “di moda” tra i blog e che si creino, a partire dagli aggregatori, delle agenzie di stampa virtuali in grado di rivaleggiare con l’establishment dell’informazione. Un esempio di questo ultimo tipo di futura agenzia è uno strano ibrido chiamato United BlogZine of WWW.

Matteoc (la “c” finale è morbida) è un progettista web, un blogger appassionato e un infojunky. Reduce da molte strane esperienze nel mondo di Internet ed alcune disavvenuture nel mondo delle telecomunicazioni, al momento si occupa della webzine >skip intro, di un servizio di scambio di pubblicità testuale e di >skip pop.

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