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Apple: ora si cambia musica
Steve Jobs vuole comprare Universal Music da Vivendi. E inaugurare l’era in cui le note si acquistano facilmente e a basso costo scaricandole dalla ReteI primi commenti parlano di trasformazione radicale dell’intero settore musicale. Apple intende infatti comprare la più grande società di musica al mondo, Universal Music Group (che è parte del gruppo Vivendi Universal) e aprire veramente l’era della musica che si scarica, pagando, dalla Rete.
Secondo il Los Angeles Times, il Ceo di Apple, Steve Jobs, avrebbe avviate le trattative già da alcuni mesi e sarebbe disposto a sborsare una cifra fra i 5 e i 6 miliardi di dollari per un’azienda che ha circa il 23,5% del mercato dei Cd nel mondo (fonte: Ifpi - The International Federation of the Phonographic Industry, 2001, citato dall’Economist), e un fatturato annuo attorno ai 6 miliardi di dollari.
Un’offerta ufficiale pare non sia ancora arrivata sulle scrivanie dei dirigenti di Vivendi, che stanno lavorando per ridurre il debito del gruppo attraverso la vendita di alcuni pezzi pregiati. La proposta di Apple è attesa prima di fine aprile quando si riunirà il consiglio di amministrazione del gigante francese.
La portata dell’operazione tentata da Steve Jobs va però oltre la quantità di denaro coinvolta. Con Universal Music Group, infatti, Apple muterebbe radicalmente il proprio business e soprattutto potrebbe diventare la principale protagonista dell’industria musicale in via di trasformazione.
Settore che entrerebbe, almeno nelle intenzioni della Mela, in una fase tutta nuova, caratterizzata dall’impiego in forze di Internet come canale di distribuzione capace di generare fatturato e profitti. Il che porrebbe dunque fine alla fase della fobia delle majors nei confronti della Rete, vista soltanto come spazio di navigazione dei pirati che scaricano musica abusivamente e che quindi saccheggiano il mondo delle note, contribuendo alla crisi che l’affligge. Le vendite di musica registrata sono diminuite del 5% nel 2001 rispetto al 2000 e del 9% nel 2002.
Le basi su cui Apple poserà questo progetto sono, oltre che l’immenso patrimonio di Universal Music Group, un servizio di vendita on line di file musicali che la società di Jobs sta preparando e che inizialmente era stata prevista per gli utenti di computer Macintosh e del lettore Mp3 Ipod, ma che ora, alla luce, dell’operazione Universal dovrebbe trasformarsi e rivolgersi a ogni tipo di sistema.
Lo scorso anno Jobs era stato accusato da alcuni esponenti delle case discografiche di promuovere la pirateria musicale quando Apple lanciò una campagna pubblicitaria per i Mac, che puntava molto sulle funzioni di masterizzazione dei Cd delle macchine.
L’azienda di Cupertino, inoltre, è stata criticata per il rifiuto di introdurre nei propri sistemi le tecnologie di digital rights mangement (Drm). Pur sostenendo le ragioni di chi lavora per la difesa del copyright digitale, Apple ha preferito lasciare completamente ai consumatori la responsabilità di una condotta “legale”.
Secondo gli analisti, per il successo del suo progetto, Steve Jobs non potrà limitarsi a rendere veramente semplice e alla portata di tutti il download legale dei file musicali e il loro utilizzo su più dispositivi.
Sarà necessario anche abbassare parecchio il prezzo complessivo d’acquisto dei file (circa dieci cent per canzone, dice il Los Angeles Times), rispetto agli attuali servizi a pagamento. Solo così si riuscirà ad attrarre un pubblico che è in parte composto da persone abituate da anni ai servizi gratuiti.





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