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Fatta la Mela, trovato l’inganno

Scritto da Alessandro Ludovico

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Spunta il terzo incomodo nel matrimonio felice tra le major della musica e Apple: il servizio iTunes Music Store può essere utilizzato come un efficiente erede di Napster grazie al software iLeech
Esiste una via praticabile alla vendita on line di compact disc musicali? Il dilemma che attanaglia da anni l’industria discografica sembra aver trovato una soluzione con l’incredibile successo riscosso da iTunes Music Store di Apple, per ora disponibile solo negli Usa.

In due settimane sono stati venduti oltre due milioni di brani, un risultato (che ha lasciato a bocca aperta le major) facilitato da diversi elementi. In primis i prezzi sufficientemente abbordabili: 1 dollaro a canzone, oppure 10 dollari ad album, con un catalogo di 200.000 titoli a cui dopo il successone ne sono stati aggiunti altri 3.200, incluso tutto il repertorio di Alanis Morissette. Poi l’anteprima immediata di tutti i brani, un aiuto importante per deciderne l’acquisto, e infine l’ampia manipolabilità dei file scaricati, non più irregimentati nelle assurde limitazioni dei farraginosi servizi precedenti (Pressplay e MusicNet).

Ma ad allargare la base d’utenza dei prodotti acquistati (e non) ci ha pensato il creatore di iLeech uno degli hacking più importanti di iTunes, di cui si può scaricare liberamente sia l’eseguibile che il codice sorgente.
Tramite una funzionalità apparentemente “nascosta”, iLeech consente di effettuare il download (invece dello streaming ufficialmente consentito da Apple) dei brani di una playlist altrui, realizzando così un peer-to-peer perfetto.

Nella guerra dichiarata dalla Riaa agli scambi gratuiti, Apple sembra porsi in una posizione di sensato equilibrio. Lo stesso Steve Jobs, che aveva pubblicizzato le capacità di duplicazione degli iMac nel 2001 con lo slogan rip, mix, burn, non si è scagliato ora contro la pirateria, liquidandola come “bad karma”. La casa di Cupertino sa che i codici di programmazione non possono essere fermati, e nemmeno le reti di scambio.

A gennaio la stessa Apple era già intervenuta contro iCommune, un tool gratuito sviluppato per condividere al volo i contenuti degli altri iPod in Rete. La diatriba si era risolta con alcune precisazioni legali e ora tramite il software è possibile scorrere le rispettive playlist, scegliendo poi se scaricare o ascoltare in streaming i relativi contenuti.

L’unica chance di sopravvivenza per l’industria musicale sembra quindi essere l’offerta di servizi appetibili ed efficienti, abbandonando a se stesso l’underground degli scambi con tutte le sue traballanti infrastrutture, sfruttate soprattutto non da orde di pirati affamati di introiti illegali, ma da comuni appassionati di musica con risorse finanziarie limitate.

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