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Magnatune: shareware della musica

Scritto da Fabio De Lorenzi

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Un servizio che intende diventare la prima vera etichetta musicale dell’era Internet. Prezzi variabili definiti dall’interazione fra domanda e offerta. Proventi divisi a metà con gli artisti
Nel campo della musica online, il modello di business più ricercato del momento continua a correre più velocemente di tutti coloro che lo inseguono e di conseguenza l’armonia tra le varie parti coinvolte sembra ancora parecchio di là da venire.
Indubbiamente, con l’introduzione di iTunes e con il seguito dei tanti suoi cloni un passo avanti è stato fatto. E nemmeno sono mancate riflessioni raffinate e tentativi più o meno maldestri, più o meno efficaci.

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Nel novero di questi ultimi può essere fatto per esempio rientrare il caso di Musicrebellion.com, che attualmente offre in via promozionale una serie di brani a 5 centesimi ciascuno e annuncia che anche a promozione conclusa il prezzo dei brani sarà soggetto alla legge della domanda variando in alto o in basso a seconda della loro richiesta. Così come da tenere d’occhio è il recentissimo progetto Mudda che porta la firma celeberrima di Peter Gabriel e Brian Eno promettendo scenari inediti per la condivisione musicale.
Ma in quanto a originalità dell’approccio, l’esempio più interessante resta quello di Magnatune. Il servizio è stato lanciato nel maggio dello scorso anno promettendo di essere la prima vera etichetta discografica dell’era Internet.

I promotori sostengono di avere applicato il modello shareware alla musica: &alaquo;We call it “try before you buy. It’s the shareware model applied to music.»

Neppure Magnatune - è bene chiarirlo subito - ha una risposta chiavi in mano per risolvere le questioni calde del settore. I suoi fautori pensano però che sia necessario lavorare soprattutto sulle questioni relative al prezzo dei brani. Similmente a quanto è stato intuito dai già citati di Musicrebellion, i visionari musiconomi di Magnatune considerano un’assurdità che non ancora si sia riusciti ad andare oltre, per sempio, il fatto di dover pagare la stessa cifra per un brano da classifica e un vecchio singolo.

Senza scomodare teorie economiche e lasciando ancora da parte le tecniche più sofisticate di attribuzione dinamica dei prezzi, propongono un modello ai limiti di ogni logica, che si basa sul buon senso. Sul gradino più basso del servizio c’è la gratuità assoluta: cliccando sul link che porta al portfolio musicale di un artista semisconosciuto, Magnatune si trasforma in una sorta di Web radio offrendo i suoi testi all’ascolto gratuito in streaming. Al suo cuore, c’è invece il meccanismo di cui si diceva. Album e canzoni singole sono offerte al download a pagamento e, una volta acquistate, possono essere indifferentemente riprodotte sul Pc, trasferite a un lettore portatile o masterizzate su Cd. In tutti i casi, il prezzo non è rigidamente prefissato, bensì soltanto “suggerito”. In base all’indicazione e al tipo di musica, sarà l’utente a stabilire il prezzo che ritiene più corretto, da scegliere in un intervallo di opzioni piuttosto ampio. Quale che sia la scelta, il modello di suddivisone degli introiti sui brani e gli album venduti è lo stesso, fifty-fifty tra Magnatune e artisti.

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