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Icann: il difficile governo della Rete

Scritto da Luigi Gavazzi

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Alle prese con denunce, minacce di esautorazione, accuse di essere troppo sensibile alle lusinghe del big business, l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers lotta per la difesa del suo ruolo e per la sopravvivenza
Giorni difficili per il governo di Internet, proprio in corrispondenza del meeting Icann di Roma (2-5 marzo 2004).

Giovedì scorso (26 febbraio), VeriSign (la società che gestisce il master database per i domini .com e .net) infatti ha avviato una procedura legale contro l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, l’organismo no-profit che coordina l’assegnazione dei domini, accusato di aver superato i limiti delle competenze assegnategli: il tutto ruota attorno alla questione di Site Finder.

Site Finder è il servizio che re-indirizzava i domini .net e .com non più attivi o inesistenti verso il sito di VeriSign e del quale Icann ha imposto la sospensione lo scorso autunno.
In sostanza, dice VeriSgn, Icann ci ha impedito di aggiungere nuove funzioni alla gestione dei domini di nostra competenza.

L’Icann annaspa
» A Roma, marzo 2004
Venerdì invece, un gruppo di registrar americani ha denunciato sia Icann sia VeriSign relativamente alla Wait List Service (Wls), il servizio messo in piedi da quest’ultima per mettere in “lista d’attesa” gli utenti che volessero registrare nuovamente domini - si parla di una cifra fra i 10 mila e i 25 mila - che dovessero eventualmente diventare disponibili perché i titolari non pagano il rinnovo.

Il problema è, dicono i rappresentanti dei registrar, che il Wls impone agli utenti di “prenotare” il dominio desiderato, pagando una tariffa annuale, pur non sapendo se effettivamente il dominio sarà disponibile nel corso dell’anno.

Oggi i nomi di dominio possono essere “prenotati” e poi vengono offerti e assegnati a chi offre di più. In questo modo chi se li assicura paga soltanto quando ha effettivamente messo le mani sul domain.
Secondo i registrar che hanno denunciato VeriSign (che ha ideato e messo in piedi il sistema) e Icann (che non l’ha ostacolato), Wls è un servizio protezionistico illegale e fraudolento.

Nel commentare l’inizitiva, Bill Mushkin, Ceo di Name.com, una delle aziende che ha promosso la causa, sostiene che Wls riduce anche il denaro che i piccoli registrar ottengono dal sistema attuale di gestione dei domini che si rendono via via nuovamente disponibili: riduzione che potrebbe tradursi in uno scarto che per molti di questi operatori, continua Mushkin, può rappresentare la differenza fra resistere sul mercato e chiudere bottega.

Site Finder
Secondo la denuncia dI VeriSign relativa, come detto, alla questione SiteFinder, Icann si sarebbe trasformato in questi anni nel regolatore di fatto del sistema dei nomi di dominio, andando oltre il suo ruolo di coordinamento tecnico.

VeriSign accusa Icann di aver violato le leggi anti-trust, di non aver rispettato i contratti (in particolare quello che dovrebbe regolare i rapporti proprio con VeriSign) e di non aver imposto ad altri operatori il contratto che ha con VeriSign (creando così una situazione di svantaggio per quest’ultima) e per tutto ciò chiede i danni.

VeriSign, in base al contratto con Icann gestisce il database dei domini .net e .com e ottiene una somma dai vari registrar che vendono i singoli nomi di dominio agli utenti della rete.

La posta in gioco della contesa, suggeriscono gli esperti, è assai ricca: il governo stesso della Rete. Il tutto è aggravato ulteriormente dalla posizione di Icann sempre più discussa, in particolare per le difficoltà di mantenere la promessa, formulata alla sua nascita nel 1998, di salvaguardare gli interessi “pubblici” legati alla Rete.
Il malcontento ha per esempio spinto le Nazioni Unite a considerare la possibilità di affidare all’International Telecommunication Union il ruolo neutrale di garante dell’interesse degli utenti di tutto il mondo (con la necessaria attenzione per le esigenze dei paesi in via di sviluppo) soppiantando così l’Icann, ormai troppo “sensibile” alle sollecitazioni del business.

A Roma la sfida dell’Itu a Icann avrà la risposta che i sostenitori di quest’ultimo si attendono?

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