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Icann: l’uno contro l’altro, praticamente amici

Scritto da Tommaso Pericle

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Prima lo scontro con Verisign, poi le polemiche neppure troppo velate fra Cerf e Twomey o fra il ministro Stanca e l’oppositore Cortiana. Infine, le proposte sui domini in arabo, cirillico, con e senza dieresi: tutti i chiaroscuri del meeting di Roma
Con oltre seicento delegati presenti, il meeting Icann di Roma (organizzato in collaborazione con Register.it uno dei più importanti registrar italiani) si è dimostrato un successo, nonostante - o forse grazie - alle polemiche che hanno accompagnato le ore immediatamente precedenti all’apertura dei lavori. Icann (Internet corporation for assigned names and numbers) è l’organizzazione non profit che gestisce, su delega del governo statunitense, lo “spazio Dns”, cioè i nomi a dominio dei server Internet. Ed è stata denunciata da Verisign per avere “in più occasioni irragionevolmente bocciato nuovi e proficui servizi internet”.
Non bastasse, otto dei maggiori registrar del mondo hanno pensato bene di denunciare i due litiganti, Icann e Verisign, accusandoli nientemeno che di truffa. Stavolta per il servizio Wait list service (Wls): in cambio di una tassa, chi fosse interessato a un dominio al momento occupato, poniamo “microsoft.com”, può mettersi in lista d’attesa, manco il Web fosse un aeroporto, e se per caso il proprietario decidesse di non rinnovarlo più può accaparrarselo. Per gli otto registrar, la truffa consiste nel fatto che gli utenti verrebbero spinti a prenotare qualcosa che molto probabilmente non otterranno mai, visto che chi ha un nome a dominio interessante non è certo disposto a mollarlo tanto facilmente.

L’Icann annaspa
» A Roma, marzo 2004
Chi governerà la Rete?
Nel meeting romano non ci si è limitati a polemizzare, naturalmente. Anche se alla fine una soluzione la si sta cercando, e Icann ha deciso di aprire un tavolo di trattative per fare la pace con Verisign da una parte, approvando il controverso Wls, e coi registrar “ribelli” dall’altra. Il nodo più difficile da sciogliere riguarda il governo stesso della Rete, e soprattutto lo spazio che i governi (Europa in testa) vogliono ritagliarsi nella “Web governance”. Il peccato originale di Icann è di esistere in funzione di una delega dello zio Sam, e precisamente del Dipartimento del Commercio americano. Il che ha precise ragioni storiche: Internet è nato negli Usa e deriva direttamente dalla Internet assigned numbers authority (Iana), che era ancor più direttamente emanazione del governo Usa.
Oggi, tuttavia, il Web è una realtà mondiale, che conta 750 milioni di utilizzatori nei cinque continenti. È dunque naturale che non può essere un solo Paese a decidere per tutti. Un nodo annoso, che Icann ha cercato di risolvere in diverse maniere, compresa la cosiddetta “Icann at large”, il tentativo democrazia diretta che consiste nel garantire agli utenti una rappresentanza in seno al consiglio d’amministrazione della Corporazione. Anche a causa della difficoltà pratica di portare alle urne 750 milioni di persone garantendo la necessaria trasparenza ha ridotto la rappresentanza degli utenti a una presenza poco più che simbolica.

Parlano Stanca e Cortiana: la posizione italiana…
Nel discorso d’apertura, il ministro per l’Innovazione Lucio Stanca ha precisato la posizione dell’Italia: “L’Amministrazione pubblica deve essere coinvolta solo quando sono in gioco questioni di politica nazionale, ma non è compito del governo gestire Internet o interferire nel suo libero sviluppo”. Ma, ha anche precisato il ministro, “ci sono temi che i governi non possono delegare a nessuno” e ne ha elencati alcuni, come la lotta alla pedofilia, la privacy degli utenti, la protezione della proprietà intellettuale. Viene dunque auspicato un ruolo di maggior peso per i governi, pur nel pieno rispetto delle prerogative di Icann, per quanto riguarda gli aspetti tecnici e di business.
Una linea che ricalca molto da vicino quella emersa al World summit the on information society dell’Onu di Ginevra. Stanca non ha voluto indicare quali devono a suo avviso essere gli organismi internazionali attraverso cui i governi dovrebbero partecipare alla gestione della Rete, ma ha ricordato l’accordo di principio raggiunto proprio a Ginevra, rimandando i dettagli al successivo Wsis di Tunisi, che si terrà nel 2005.
L’Onu è anche al centro dell’intervento dell’opposizione, rappresentata dal senatore verde Fiorello Cortiana, anch’egli al meeting romano, che citando anche l’esempio negativo di Cuba e Cina, che “cercano di restringere l’accesso alle fonti di comunicazione”, ha dichiarato che “l’efficiente governance di Internet deve essere accompagnato da una Carta dei diritti degli utenti, la cui base sia il libero accesso e la libera condivisione delle informazioni, e che sia promossa dall’Onu”.

… e quella di Icann (parlano Cerf e Twomey)
L’Icann, per bocca del suo consigliere Vint Cerf, il “papà di Internet”, apparentemente glissa: interrogato in proposito da Mytech, il guru si è schermito, dichiarando di essere essenzialmente un ingegnere. “Ho molto rispetto per il ministro Stanca - ha detto Cerf - ma lui ha una visione monolitica di Internet. Che invece assomiglia a un condominio. Noi di Icann ci occupiamo della cantina, coordiniamo la gestione degli elementi tecnici del Dns per assicurare risolvibilità universali in modo che tutti gli utenti di Internet siano in grado di trovare tutti gli indirizzi validi. A mantenere la pace tra i condomini deve essere qualcun altro, dalla magistratura ai governi alle associazioni dei consumatori”.
Insomma, un modo per rivendicare la centralità del proprio ruolo tecnico, minimizzandone l’impatto politico. Che però esiste, eccome; ma non sarà in un meeting internazionale o due che si troverà la forma di governo per l’Internet prossima ventura. Molto lavoro rimane da fare, e anche a Roma si sono mossi i primi passi per la sfida dell’internazionalizzazione del Web.
Innanzitutto con la costituzione della “Country code name supporting organisation” o Ccnso. Un organismo che dovrà trovare il modo di dare regole comuni e omogenee per i domini nazionali (Country code top level domain, Cctld), come il nostro “.it”. Non è difficile vedere nel Ccnso il “braccio politico” di Icann, cui la Corporazione si affida per resistere alle troppe pressioni politiche, che vengano dall’Europa, dagli Usa o dall’Onu.
Una visione che acquista completezza con l’intervento del Ceo di Icann, Paul Twomey, incidentalmente il primo Ceo non americano (bensì australiano), che dichiara di lavorare per riorganizzare Icann in modo da “portarlo vicino alla gente”, il che comprende anche l’apertura di uffici in diversi Paesi. E comincia ad affilare le armi: “Il nostro lavoro è quello di bilanciare la Rete- dice ancora Twomey - e non vogliamo dare troppo potere a nessuno, che siano i governi, i registry o i gli Isp. Altrimenti la Rete non cresce”.
Altro che “io sono un ingegnere”, vero? Chi ha orecchie per intendere, intenda. Icann è ben conscia del suo potere, anche politico, e non fa alcun mistero del fatto che la rete “extra-Usa” è strategica. Da qui un’altra apertura alle comunità internazionali, altro successo del meeting romano: l’apertura dei nomi a dominio anche alle lingue non latine. Ci saranno dunque indirizzi Web scritti con caratteri cirillici (quelli che si usano in Russia), arabi e germanici; già ora giacciono 600 mila domande di registrazioni di nomi che contengono caratteri con la dieresi, fondamentali per l’ortografia del tedesco e non solo.
E buona pace per i cinesi, che aspettano da anni la possibilità di avere domini scritti con gli ideogrammi, ma dovranno aspettare ancora. Per due miliardi di esser umani, Roma non ha saputo trovare una risposta.

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