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Il broadband è il futuro monopolio di Telecom Italia?

Scritto da Tommaso Pericle

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A sei anni di distanza dalla liberalizzazione all’italiana, si tirano le somme e si scopre che molti conti non tornano. Banda e servizi sono gestiti dalla solita nota in maniera analoga a quanto accadeva prima della deregulation
Sono passati sei anni dalla liberalizzazione del mercato della telefonia fissa, ma di fatto la posizione dell’ex monopolista è rimasta dominante. Questo è quanto è emerso da un convegno sul tema “La concentrazione nella telefonia fissa” organizzata dall’Università Bocconi in collaborazione con Anfov, l’associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione.
Una concorrenza viziata, secondo i rivali, Wind in testa, da due fattori: da un lato, le infrastrutture d’accesso (cioè la rete telefonica vera e propria) che sono praticamente in mano a Telecom, con l’importante eccezione della rete in fibra di Fastweb e poco altro. Dall’altro, il “doppio ruolo” della stessa Telecom, che agisce sia come grossista, attraverso le offerte di connettività wholesale rivolte ai competitor, sia come retailer, vendendo minuti di conversazione e servizi di telefonia agli utenti finali.
E anche traffico dati, Adsl in testa. Secondo Tommaso Pompei, amministratore delegato di Wind, proprio qui è “lo spettro del monopolio prossimo venturo: quello della banda larga, che va affrontato per tempo” anche attraverso la “separazione societaria delle attività di rete da quelle commerciali dell’operatore dominante”, cioè spezzando Telecom in due entità: una proprietaria dei doppini telefonici, l’altra specializzata nella vendita di servizi. Una separazione che in qualche modo esiste già, ma che è solamente contabile; Pompei ventila una vera e propria divisione di capitali e proprietà, almeno “nel mercato della banda larga“.

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La difesa di Telecom
Tesi che ovviamente non trova per nulla d’accordo Telecom, rappresentata da Sergio Fogli, il direttore Affari regolamentari dell’azienda. Che fa notare come proprio nel settore della banda larga si manifesti il dinamismo delle “baby Telecom”: sul territorio nazionale, il 78% delle linee broadband è targato Telecom (il 57% venduto direttamente, tramite Alice e soci; il 21% distribuito agli altri operatori). La percentuale scende nettamente nei grandi centri urbani, dove Telecom arriva “solo” al 59% delle linee ad alta velocità (39% al dettaglio, 20% all’ingrosso). Il 41% che manca all’appello è costituito dalla rete di Fastweb e degli altri operatori che offrono Adsl e fibra senza passare per le linee Telecom Italia.

Banda larga e monopolio
Il nodo dell’Adsl, del broadband e in un prossimo futuro del Voice over Ip (le telefonate via Internet) è cruciale per la sopravvivenza delle nuove compagnie telefoniche, visto che - dice ancora Fogli - “con il solo trasporto di voce non si vive”. Il telefono non è più “la tua voce”, come diceva un vecchio spot, è diventato “la tua vita digitale”. Il che fa piacere a Ebiscom, che controlla Fastweb: l’amministratore delegato Silvio Scaglia ha annunciato che sono “3 milioni e 100 mila le famiglie raggiunte al 31 dicembre scorso, e saliranno a 4 milioni a fine 2004”. Per diventare “almeno 10 milioni, il 45% della popolazione italiana” entro la fine del decennio. Solo un quarto di questi nuclei sarà però connesso attraverso la rete proprietaria in fibra, dal momento che nella strategia di Fastweb la fibra è destinata solo ai centri più promettenti dal punto di vista del business, mentre altrove si punta sull’Adsl. In unbundling completo, però, cioè pienamente sganciato dalle strutture di Telecom Italia. D’altronde, come rivendica Fogli, “i costi dell’unbundling in Italia sono i più bassi di tutta Europa”. Monopolio o no, è un fatto che in Italia la banda larga cresce robusta. Fogli dichiara che “nel broadband domestico l’Italia è partita in ritardo ma sta recuperando”. Un recupero prorompente, stando ai dati della Commissione europea da cui si evince che le linee broadband del nostro Paese sono già oltre quota 2 milioni e 700 mila, il 12% della banda larga dell’intera Ue. Oltre un milione di esse (Un milione 109mila e 541, per la precisione) sono nate a partire dal luglio dello scorso anno. Un’accelerazione enorme, seconda solo a quella della Francia e ben superiore a quella dell’Inghilterra.

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