Connessioni / Next / Search / Sicurezza / Social
Php 5, tutta un’altra lingua
Arriva la nuova versione del linguaggio di script open source che si fa più appetibile anche per le aziende. Dentro l’uovo di Pasqua ci sono sorprese come un miglior supporto ai webservice e un database Sql incorporatoPhp è un linguaggio fortunato, a partire dallo stesso nome, che richiama uno dei feticci del software libero: gli acronimi ricorsivi. Se quel Gnu che spesso accompagna Linux fino a comporre Gnu/Linux (provate a dire a un debianista - uno degli utenti Linux maggiormente attenti all’estrazione libera del proprio software - che il suo è un sistema Linux e non Gnu/Linux, e ne vedrete delle belle) significa “Gnu’s not Unix”, non ci si deve stupire che Php non significhi altro che “Php Hypertext Processor“.
Tra pochi giorni, Php festeggerà la sua quinta major release: un lavoro titanico che grava su una comunità ampia e volontaria. Per avere una piccola idea di cosa un cambio di release significhi, basta puntare il browser sulla pagina del ChangeLog, ovvero il lungo processo che porta dai primi prototipi a tecnologie fruibili dai normali utenti (nel caso di un linguaggio, sviluppatori e utilizzatori desktop).
Php è uno dei linguaggi di script per antonomasia - che, con buona approssimazione, si può vedere come la risposta libera ad Asp (ora Aspx) di Microsoft - e presenta diversi vantaggi.
Innanzitutto, è semplice: è forse il linguaggio che meno incute timore a chi approccia per la prima volta la programmazione. Beninteso, non è un linguaggio-giocattolo, ma qualcosa di estremamente potente: solo che non è concepito per essere elegante come Python, potente come Perl o sintetico come C. Php nasce per essere semplice ed efficiente. Ma è sempre un linguaggio informatico: nessuno può impararlo senza uno sforzo iniziale. E questo è un discorso che parte dal modesto Visual Basic per arrivare all’olimpo di C++.
E - secondo vantaggio - per legarsi alle pagine Web senza passare per le forche caudine della common gateway interface (Cgi): quest’ultimo è un modo standard per un server Web di inoltrare la richiesta dell’utente ad un’applicazione e ricevere i dati da questa processati, ma anche un vero spauracchio per le risorse computazionali del server Web.
Infine, la diffusione e la documentazione: sul Web ci sono moltissime risorse che aiutano a imparare Php o migliorare il proprio livello; le pubblicazioni su questo linguaggio sono molto numerose e - non da ultimo - il manuale ufficiale è una vera e propria Bibbia al riguardo.
Cosa cambierà nel nuovo Php 5? Per il programmatore, le novità saranno sostanziose. Vi saranno un miglior supporto alla programmazione orientata agli oggetti (nell’attuale release il supporto è molto limitato); un miglior supporto a Xml/Soap (quindi ai Webservice) e un database Sql incorporato, il noto Sqlite.
Tutte caratteristiche, queste, che porteranno Php a diffondersi ancor più in azienda: un ambito che ha coniato un altro acronimo per soluzioni a basso costo e a prestazioni tutto sommato buone: Lapm (Linux, Apache, Php, Mysql). Per informazioni, basta chiedere a chi ha rinunciato a portalistica commerciale e ha adottato soluzioni libere. Libere come, appunto, quelle Lapm, che offrono la concreta possibilità di essere dei server al solo costo dell’hardware.
Per l’utente finale cambierà invece ben poco: c’è da scommettere che percepirà una maggior velocità rispetto alle applicazioni sviluppate con Php 4, a parità di banda e carico del server Web; vale a dire, variabili troppo aleatorie per potere definire correttamente uno scenario.
Ma - se anche l’utente alle prime armi conosce l’estensione Php - è impossibile non riconoscere a questo linguaggio leggero un pregio: quello di essere sulla bocca di tutti dopo essere nato in punta di piedi. E quello di sopportare un paragone irriverente: Php 5 potrebbe essere ciò che sarebbe il blasonato Java se fosse un linguaggio di script.





Ancora nessun commento.