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Rodotà: la privacy violata dalla colonizzazione del corpo

Scritto da Alessandro Lubello

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Le etichette elettroniche, i chip sotto la pelle, i dati biometrici, il garante estende le preoccupazioni per le tecnologie che minacciano riservatezza e libertà. Ma il ministro Stanca ribatte: allarme eccessivo che rischia di rallentare l’innovazione
PrivacyVideo sorveglianza, conservazione dei dati sul traffico telefonico, gestione delle banche dati, spamming sono alcuni dei problemi più delicati in tema di privacy sollevati negli ultimi anni dall’uso delle nuove tecnologie. In molti casi si è già intervenuti (vedi spamming, traffico telefonico), ma è ormai tempo di guardare a nuove minacce. Oggi, infatti, i pericoli non provengono solo dall’esterno ma riguardano direttamente il corpo umano, che può essere usato come veicolo di nuove tecnologie per l’identificazione e l’autenticazione.

Questo è l’allarme lanciato dal garante per la privacy Stefano Rodotà nella relazione annuale sull’attività dell’authority, presentata ieri a Roma.
“Davanti a noi sono mutamenti che toccano l’antropologia stessa delle persone”, ha dichiarato il garante. “Dalla persona ‘scrutata’ attraverso la video sorveglianza e le tecniche biometriche si può passare a una persona ‘modificata’ dall’inserimento di chip ed etichette intelligenti”, una “networked person” in grado di emettere impulsi che consentono di rintracciare movimenti, abitudini, contatti.

Sotto accusa, in particolare, gli sviluppi della tecnologia delle radiofrequenze (Rfid, Radio Frequency Identification ). La creazione delle “etichette intelligenti”, che consentono di seguire i prodotti nei loro spostamenti, si dimostra utile in molti casi, per esempio per migliorare la gestione delle merci o rintracciare l’origine di prodotti delicati. “Se tuttavia”, ha osservato il garante, “le etichette non vengono disattivate nel momento in cui il prodotto passa nelle mani dell’acquirente, diventa reale il rischio di una sorveglianza generalizzata di persone e comportamenti”.

Oggi, inoltre, lo stesso corpo può essere predisposto per la localizzazione permanente inserendo un chip sotto la pelle. Lo dimostrano due tecnologie presentate di recente negli Stati Uniti: Verichip, per l’identificazione o la localizzazione delle persone; e Veripay, grazie alla quale il chip funziona come una carta di credito. “Quando si inserisce un chip sotto la pelle o si applica un’etichetta intelligente”, ha ammonito Rodotà, “l’integrità del corpo è violata, la dignità è lesa, sì che l’impianto dovrebbe essere ritenuto illegittimo anche se la persona interessata abbia dato il suo consenso”.

Il corpo umano diventa anche fonte diretta di informazioni attraverso l’uso dei dati biometrici, ha proseguito il garante. “Il corpo in sé - si legge nel rapporto - sta diventando una password. La fisicità prende il posto delle astratte parole chiave, sostituite da impronte digitali, geometria della mano o delle dita o dell’orecchio, iride, retina, tratti del volto, odori, voce, firma, Dna”.

Rodotà riconosce che l’uso dei dati biometrici può semplificare la vita delle persone e offrire nuove forme di sicurezza, ma questo non deve far perdere di vista la necessità di tutelare le libertà personali alla base dei sistemi democratici. Il diffondersi del ricorso alla biometria oltre lo stretto necessario, ha aggiunto il garante, rischia di “anestetizzare” la società attraverso “la progressiva cancellazione delle percezioni legate alla perdita del controllo esclusivo sul proprio corpo”.

Rodotà ha poi delineato una serie di iniziative per far fronte ai problemi sollevati dalle nuove tecnologie. L’autorità, per esempio, sta approntando codici deontologici relativi a Internet, alla video sorveglianza, alle indagini difensive, ai rapporti di lavoro. Altri fronti d’azione sono le video chiamate, la televisione interattiva e servizi come le chiamate di disturbo e l’identificazione della linea. Il garante, inoltre, ha auspicato che alle novità legislative e normative in futuro si applichi una valutazione d’impatto sulla privacy.

Alla relazione non sono mancate reazioni in campo politico. Spiccano le critiche rivolte dal ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca, il quale parlato di “allarmi eccessivi” che rischiano di “rallentare l’innovazione” in un campo in cui “l’Italia accusa già gravi ritardi”. A Stanca ha risposto il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, presidente dell’Intergruppo Bicamerale per l’Innovazione Tecnologica, secondo il quale “il garante ha sottolineato in pieno le potenzialità utili dell’innovazione tecnologica, ma a un tempo ha giustamente esplicitato la necessità di prendere le precauzioni necessarie prima che eventuali degenerazioni prendano corpo”.
Secondo i dati della relazione, comunque, la tutela della privacy è un tema che preoccupa sempre più i cittadini. Nel 2003, ha riferito Rodotà, sono stati decisi 775 ricorsi (contro i 550 del 2002), sono state fornite 4.914 risposte a quesiti (contro le 3.689 del 2002), mentre le risposte a richieste di informazioni per telefono sono passate da 12.800 a 38.000.

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