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Dubbi e ostacoli per il Wi-fi italiano
Difficoltà nell’utilizzo del servizio e hot-spot male equipaggiati. Ma soprattutto, pare che, almeno per ora, ai cittadini del nostro Paese interessi proprio poco dei collegamenti wireless alla Rete, nei luoghi pubblici. La svolta con i cellulari abilitatiSe il Wi-Fi tarda a decollare in Italia è perché il pubblico non è ancora pronto: quanti sono gli italiani a girare con un computer portatile sotto il braccio? Ma anche perché qualcosa nel servizio lascia a desiderare.
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Solo Telecom Italia, grazie alla propria posizione di operatore dominante di rete fissa, permette di pagare con addebito sulla bolletta telefonica. Con gli altri operatori Wi-fi bisogna acquistare le scratch card, che contengono ore di navigazione prepagate. “Nel nostro caso sono disponibili alla reception dell’albergo presso cui c’è l’hot-spot. In un bar o in un’edicola, nel caso degli aeroporti”, dice Maurizio Orlando, amministratore delegato di Freestation, il principale operatore Wi-Fi italiano. “La registrazione può essere fatta anche dall’hot-spot stesso, navigando sul nostro portale”.
“Il Wi-fi si alleggerirà del peso delle registrazioni, però, solo quando si diffonderanno i servizi di autenticazione via Sim”, spiega Rangone. L’hot-spot dialoga con la Sim del cellulare, riconosce così l’utente e lo fa connettere. L’addebito sarebbe in bolletta o su carta prepagata del cellulare. “Gli operatori stanno muovendosi per abilitare questo servizio”, dice Rangone.
“Lo lanceremo entro giugno”, conferma Orlando.
Secondo problema, banale ma incisivo: “Alcuni hot-spot non sono stati ben equipaggiati. Mi è capitato di vedere hotel dove mancavano tavolini, sedie dove poggiarsi con il computer. Oppure aeroporti dove erano troppo poche le sedie presso l’hot-spot. Stessi problemi sono stati riscontrati in alcuni punti vendita o centri commerciali”.
Insomma, il Wi-fi è partito, ma è ancora in rodaggio: gli utenti pionieri sono chiamati ad affrontare qualche avversità non sempre inevitabile. C’è anche da dire, però, che l’interesse stesso per il Wi-fi non è grande, tra gli italiani.
“Da noi non è ancora sentita l’esigenza di restare sempre connessi a Internet, di consultare l’e-mail in tempo reale, in ufficio e fuori. Basti pensare che ci sono ancora manager che non leggono le e-mail ma se le fanno stampare dalle segretarie“, dice Rangone. “Peggio ancora nel caso dell’utente comune. Infatti ritengo che i consumatori non siano affatto pronti al Wi-Fi“. Le persone, in Italia, di solito non girano munite di computer portatile.
“Il 50 per cento degli utenti che ha usato hot-spot italiani, nel 2003, è composto da stranieri. Il dato fa riflettere. Un hotel ha avuto un boom dell’uso del Wi-fi dopo avere messo computer portatili a noleggio”. Negli Usa è diverso: “Lì capita di vedere gente scaricare la posta mentre si trova al McDonald’s”. La svolta in Italia ci sarà quando si diffonderanno i cellulari Wi-fi, “magari tra uno o due anni. Allora si userà il cellulare per telefonare, in VoIP, dall’hot spot a tariffe scontate”.





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