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Commissione europea: via libera ai siti .eu
Ora che il regolamento sulle politiche da applicare nell’assegnazione dei suffissi è stato approvato in sede politica centrale la palla passa a Icann. Le tappe più o meno recenti di un percorso semplice soltanto in apparenza e forse giunto al termineContinua il faticoso cammino del dominio .eu, quello che in un prossimo futuro contraddistinguerà i siti che vogliono caratterizzarsi come europei: insomma, un po’ come il .it, ma a dimensione continentale. E parlerà un po’ italiano: fin dall’inizio della complicata gestazione del .eu, la gestione tecnica del dominio è affidata al consorzio Eurid che è formato dal Dns Belgium, dal Network information center svedese e dal nostro Istituto di informatica e telematica dell’università di Pisa, cioè lo stesso organismo che gestisce i nostri domini nazionali .it.
La strada del .eu non è mai stata facile: di creare un dominio europeo se ne parla dal lontano 2001, nel 2002 la decisione è diventata ufficiale, nel 2003 è stato dato l’appalto. Finora i lavori di Eurid erano però bloccati perché mancava un tassello fondamentale: il regolamento sulle politiche da applicare nell’assegnazione dei nomi a dominio, che doveva essere rilasciata dalla Commissione europea, titolare della root e quindi, al di là dei giri di parole tecnici, proprietaria del dominio .Eu.
Ora che questo regolamento è stato approvato, per la precisione il 28 aprile scorso, la palla passa a Icann , l’organismo soprannazionale che sovrintende a tutti i domini del mondo. A Icann spetterà il compito di stipulare l’accordo che spianerà la strada all’attivazione definitiva dei domini europei.
| Le difficoltà di Icann |
| » L’arduo dominio della Rete |
Nel regolamento reperibile sul sito della Commissione europea in formato Pdf si afferma che l’effettiva registrazione dei primi siti sotto il dominio .eu non potrà iniziare “prima del primo maggio 2004”. Il che dimostra un ottimismo sfrenato, dal momento che il percorso da compiere è impervio e gli intoppi burocratici possono saltare fuori da un momento all’altro. Anche se Icann ed Eurid trovassero immediatamente l’accordo, i 25 Stati membri della nuova Europa - e pure tutti i Paesi candidati a entrarvi in un secondo tempo - devono avere il tempo materiale di riservarsi il proprio nome, in modo che a nessuno venga in mente di registrare, poniamo, Italia.eu o France.eu.
Per soprammercato, onde evitare che lo stesso furbacchione registri Italy.eu, i Paesi europei possono registrare la propria denominazione in tutte le lingue ufficiali della Comunità. Dopo di che dovrà partire necessariamente il cosiddetto sunrise period, dove avranno la precedenza le denominazioni territoriali (Sicilia.eu, per fare un esempio, che potrà essere depositato solo ed esclusivamente dalle autorità preposte della regione autonoma). Viene poi il turno di tutti i possessori di marchi registrati, in modo che - poniamo - solo i dirigenti di Corso Marconi potranno registrare il dominio Fiat.eu, e così via. Insomma, se tutto va bene i primi domini .eu arriveranno solo alla fine dell’anno.
Chi può avere un dominio .eu?
Innanzitutto resteranno a bocca asciutta tutti coloro che si sono fidati dei registrar commerciali (primo tra tutti il famigerato registereu.com) che nel corso degli anni hanno cercato di fare i furbi e raccogliere prenotazioni per i siti .eu: come più volte ribattuto da Eurid e dalla Commissione, le prenotazioni non hanno il benché minimo valore. Per il resto, potranno richiedere un dominio .eu le imprese che abbiano la sede legale, l’amministrazione centrale o la sede di affari principale nel territorio della Comunità europea; le organizzazioni con sede nei Paesi membri e chiunque abbia residenza in Europa.
Restano riservati alle funzioni operative del registro e non potranno essere fatti propri da nessun altro i domini eurid.eu, registry.eu, nic.eu, dns.eu, internic.eu, whois.eu, das.eu, coc.eu, eurethix.eu, eurethics.eu, euthics.eu. Per il resto non ci sono particolari restrizioni ai domini registrabili, salvo il caso in cui la magistratura di uno Stato membro dovesse giudicare un nome di dominio diffamatorio, razzista o contrario all’ordine pubblico. In questo caso, il registro lo blocca non appena gli viene notificata la decisione del giudice.





1 Tutoriais
il 27/03/2012 alle 12:03
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