Connessioni / Next / Search / Sicurezza / Social
Il padre del Web critica i top level domain di Icann
Non bastava il .xxx per contrassegnare i siti a luce rossa, non bastano i .travel e .tel: per l’autorità internazionale il Web dovrebbe trasformarsi in una fantasilandia di suffissi che Tim Berners-Lee ha mostrato chiaramente di non apprezzareIl padre del World Wide Web Tim Berners-Lee è intervenuto in prima persona contro la proposta ventilata da Icann (Internet corporation for assigned names and numbers), l’organismo non profit che sovrintende all’assegnazione degli indirizzi della Rete, di accrescere la quantità dei domini di primo livello disponibili.
La sua esternazione, registrata all’ultima edizione della World Wide Web conference, si riferisce in particolare alla volontà di Icann di introdurre dieci domain nuovi di zecca, che secondo la relativa tabella di marcia dovrebbero diventare effettivi nei primi mesi del prossimo anno.
| Le difficoltà di Icann |
| » L’arduo dominio della Rete |
Due diversi suffissi .tel caratterizzeranno la telefonia in generale e la cosiddetta Enum, tecnologia emergente promossa principalmente da Verisign che intende realizzare una commistione tra i numeri di telefono e i domini Internet in modo da creare un punto di riferimento univoco per la rintracciabilità totale, indipendentemente dal dispositivo digitale in uso. L’inventore ha espresso le proprie perplessità sull’allargamento proposto da Icann in termini piuttosto perentori. Ragionando sulla base di quanto successe con il precedente aggiornamento dei nomi di dominio che ebbe luogo nel 2000, ha anzi etichettato l’iniziativa come “pericolosa”. All’epoca, soprattutto intorno ai due nuovi dominii .biz (per le attività di tipo business) e .info (i siti dal contenuto a carattere informativo), più che reali vantaggi in termini di disponibilità degli indirizzi si scatenò infatti una vera e propria ondata di speculazioni. Ad acquistare i nomi di dominio, spiega Berners-Lee, furono soprattutto soggetti già in possesso dei loro indirizzi .com, .net e via dicendo, spaventati dall’eventualità che altri potessero danneggiare i loro marchi.





Ancora nessun commento.