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Music Match regolarizza il file sharing

Scritto da Roberto Carminati

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Una volta scacciati gli scambisti dal tempio della musica digitale, l’industria pare accorgersi che della condivisione sarebbe meglio non fare a meno, sfruttandola a proprio vantaggio. Il pioniere di San Diego, allora, ha un’idea…
Costretto ai margini dell’arena dall’offensiva legalista delle major, il file sharing riconquista il centro della scena grazie a iniziative scaltre che ne sfruttano tecnologie e idee di fondo, stando bene attenti a non violare i codicilli cari agli ultrà del diritto d’autore.
Lo ha fatto l’avanguardista Napster, la cui versione 2.0 permette agli utenti registrati lo scambio di canzoni e playlist, benché in una versione monca della durata di 30 secondi al massimo. La stessa strada è stata intrapresa anche dal pioniere Music Match, che si è tuttavia spinto parecchio più in là.

L’edizione 9.0 del suo jukebox, pronta a essere scaricata dalla Rete in modo del tutto gratuito, conta fra le principali funzionalità il comando “Send to a friend” (“Invia a un amico”) grazie al quale un elenco di brani può essere messo a disposizione di un altro ascoltatore, non necessariamente tesserato presso il negozio virtuale di Music Match.
Il destinatario non solo avrà la facoltà di ascoltare tutte le canzoni della playlist per intero, ma potrà farlo per tre volte prima di decidere se acquistarne qualcuna oppure no.
Disponibile per il momento in una versione compatibile soltanto con Windows, il servizio pare in grado di surclassare Napster 2.0 col suo misero mezzo minuto d’ascolto concesso ai non abbonati, ma anche tutte quelle risorse (si pensi a Mercora) che consentono sì di condividere un ascolto di tipo radiofonico ma non il possesso, ancorché temporaneo, di un file o di una raccolta di file.

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Pone inoltre più di un problema al mercato musicale dentro e fuori dal Web. Il fatto che un marchio di fama del panorama pop opti per una forma di sharing dopo tutte le controversie suscitate da P2p e dintorni può infatti significare che lo swapping - non la pura compravendita - è quel che i navigatori vogliono, in linea con la vocazione sociale e comunicativa di Internet.
I vertici della software house parrebbero ben disposti a sottoscrivere questa tesi, convinti che lo scambio di opinioni, gusti e tendenze o materiali musicali sia importante tanto per l’utenza quanto per gli e-tailer e le etichette. Le quali naturalmente ne rifiutano la disponibilità in forma gratuita.
Non a caso, lo specialista del segmento Phil Leigh, ricercatore presso Inside Digital Media, pronostica un ampio successo di pubblico per la trovata di Music Match e si spinge sino a prevedere che l’esempio sarà seguito anche dalla concorrenza.

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