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I sistemi P2p nel mirino degli Usa

Scritto da Fabio De Lorenzi

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I procuratori generali di quaranta Stati americani inviano ai principali sistemi di file sharing una lettera nella quale denunciano il contesto illegale nei quali essi si muovono. Immediata la risposta dei destinatari, che spostano il discorso su un piano politico
Nei giorni scorsi, nella cassetta delle lettere di Kazaa, Grokster, BearShare, Blubster, di eDonkey2000, di LimeWire e di Streamcast Networks è stata recapitata una missiva che nessuno dei soggetti elencati immaginava di ricevere. Al suo interno un documento, con in calce un lungo elenco di firme. Quaranta per l’esattezza, ognuna delle quali appartenente a un procuratore generale di altrettanti stati americani.

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Nel testo della lettera, per prima una constatazione, “i software per il file sharing P2P troppe volte sono e sono stati utilizzati con fini illegali, che violano le leggi sulla proprietà intellettuale vigenti nel Paese”.
Scorrendo non si trova traccia di particolari minacce, quanto piuttosto l’invito a prendere rapidamente misure concrete per arginare il fenomeno, che tuttavia può facilmente essere letto con un retrogusto minatorio.
La risposta dei destinatari della lettera non ha tardato ad arrivare. Per prima cosa, hanno spiegato i diretti interessati, intervenire con misure concrete è tutt’altro che facile, principalmente perché nelle reti i materiali transitano direttamente da un utente all’altro, ovvero senza passare da un server centrale come per esempio avveniva nel caso di Napster.
Dopodiché hanno deciso di intervenire anche su un piano, per così dire “politico”, enfatizzando con messaggi audio e video diffusi tramite i network P2P come le iniziative che mirano alla loro chiusura possano essere per certi versi legittime, ma al tempo stesso costituiscano un freno alla libertà di espressione.

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