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Wiki, le bacheche virtuali

Scritto da Fabio De Lorenzi

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Non solo Wikipedia. L’enciclopedia più famosa del Web non è che uno dei tanti siti che potrebbero cambiare il modo in cui concepiamo e usiamo la Rete. Alla base di questi enormi raccoglitori di informazioni, un’iniziativa nata dieci anni fa per promuovere la libera collaborazione nello sviluppo software
Wiki, dall’hawaiano “veloce”, non soltanto è la metà quasi esatta della parola che dà nome all’enciclopedia più famosa del Web. Wiki è qualcosa di molto più complesso, che secondo alcuni ha il potenziale adatto per cambiare i connotati al modo in cui oggi concepiamo - e usiamo - il Web. Tanto per intenderci, un sito “wiki” - di cui Wikipedia è appunto l’emblema più rappresentativo - è una particolare tipologia di risorsa Web attorno alla quale si forma una comunità dinamica di utenti che interagisce aggiornando, modificando e accrescendo i suoi contenuti.

A volerla descrivere in altri termini, può essere anche vista come un simile, ma dalle dimensioni accresciute, di una di quelle gigantesche bacheche che sono situate all’interno di un’azienda, nella quale i dipendenti posso apporre messaggi, annunci, fotografie, commenti e quant’altro.
Trasferita sul Web una struttura di tal genere diventa un enorme collettore vivente di informazioni e di sapere condivise, oltre che costantemente aggiornato.
Altra sua discriminante è la facilità con cui è possibile interagire con essa stessa. Per poter entrare nel raggio di interesse del maggior numero di possibile, il sito dev’essere prima di ogni cosa semplice e rapida da gestire, a “punta di clic”, verrebbe da dire utilizzando una figura retorica classica e inflazionata dell’era digitale. Fin troppo facile notare le similitudini tra quanto detto finora e il blog. Ma l’apparenza, lo si sa inganna, e più che assimilabili blog e wiki-Web possono essere considerati come parenti complementari. Solista l’uno, insieme orchestrale l’altro.

A dispetto del nome - relativamente ancora poco noto alla grande massa dei navigatori - il concetto che sta alla base dei siti wiki ha circa un decennio di vita. Era infatti la metà degli anni ‘90 quando un programmatore di nome Ward Cunningham decise di mettersi al lavoro per creare una piattaforma per lo sviluppo software guidato dalla libera collaborazione. Battezzati WikiWikiWeb, i primi frutti delle sue attività si diffusero con una certa rapidità tra i techie più appassionati, diventando un oggetto di uso comune soprattutto tra quanti di loro avevano l’esigenza di far circolare tra gruppi ristretti di utenti materiali relativi a progetti di ingegneria.
Senza voler chiamare in causa applicazioni anche molto popolari la cui filosofia sembra essere derivata direttamente da quella wiki (si pensi per esempio alle piattaforme per il workgroup dei grandi software vendor), un buon riferimento per comprendere quale forma può assumere la teoria una volta che incontra la pratica può essere TWiki, un software open source scaricato finora da migliaia di utenti e spesso utilizzato anche in azienda come alternativa ai potenti - e costosi - software della categoria di tipo proprietario.

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