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Già al lavoro l’autore di Sasser. Ma stavolta dalla parte dei buoni

Scritto da Guido Sintoni

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Dal primo settembre, Sven Jaschan - l’autore del famigerto worm (e anche di Netsky) - lavora per Securepoint, azienda che si occupa di sicurezza. La polemica infuria: più che di una seconda possibilità per il giovane, c’è chi parla di una ben poco nobile ricerca di pubblicità gratuita
La notizia è trapelata da pochi giorni: Securepoint ha assunto Sven Jaschan, il teenager tedesco - reo confesso autore di Sasser e Netsky - sul cui capo pende l’accusa di sabotaggio informatico.

Sicurezza e antivirus
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Incarico: sviluppatore di software. Ambito operativo: software per la sicurezza di rete, dai firewall in poi. Utilità pratica dell’assunzione: poca, allo stato attuale. Utilità mediatica: elevata, decisamente elevata.
Spiega Lutz Hausmann, responsabile dell’area tecnica dell’azienda tedesca: “Sven merita una seconda possibilità. Ci sa fare, ma attualmente le sue competenze non sono elevatissime in tema di sviluppo software. E’ un ragazzo che va plasmato”.

In effetti, Jaschan aveva espresso il desiderio di lavorare nel mondo della sicurezza informatica in un’intervista-fiume rilasciata al periodico Stern, e puntualmente gli è stata offerta questa possibilità.
E per inciso, c’è da domandarsi come un ragazzo con alcune basi di programmazione (ma non un mago del codice) sia riuscito a mettere in scacco per giorni gli utenti Windows di mezzo mondo (e costretto a una planetaria figuraccia Microsoft, visto che Sasser sfrutta una vulnerabilità descritta nel bollettino MS04-011).
“Il rischio è che la sua storia esalti modelli comportamentali negativi” - ha commentato Graham Cluley di Sophos. E il suo non è un j’accuse isolato.
“Sono sicuro che in molti - ha rincarato la dose Mikko Hypponen, direttore della ricerca antivirus della finlandese F-Secure - si chiederanno perché un’azienda che si occupa di sicurezza debba assumere uno scrittore di worm”. Eppure lo stesso Hypponen non è così drastico: “Ricordiamoci che l’intento di Jaschan era quello di scrivere un malware che rimuovesse malware scritti da altri. E che i danni sono stati causati da un meccanismo sfuggito di mano al ragazzo”. Una voce di speranza, la sua, cui si accompagna quella degli utenti: speranza che Sasser resti un episodio isolato, ancorché eclatante.

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