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Discografici (ancora) contro lo swapping. Ma c’è chi dice no

Scritto da Roberto Carminati

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Polemiche contro la più recente ondata di azioni legali intraprese o minacciate in Europa. E una label tedesca…
Una nuova ondata di denuncie e perquisizioni promossa da Ifpi (la Federazione internazionale dell’industria fonografica) e fortemente voluta dalle major - Emi, Warner, Universal - scatena il panico fra gli swapper di mezza Europa. Aree a rischio sono considerate Austria, Germania, Francia, Danimarca, Italia e Regno Unito, ma è proprio all’ombra di Buckingham Palace che la polemica in materia sembra farsi più veemente.
Sino a oggi la confindustria discografica al di là del Canale aveva infatti adottato un approccio soft al problema, cercando di prevenire più che di perseguire lo sharing illegale grazie a una massiccia campagna informativa diretta basata sull’invio di messaggi istantanei. Tenendosi perciò lontana dagli estremismi che, secondo alcuni critici, hanno reso l’omologa associazione di categoria Usa popolare quanto la peste bubbonica“.

Musica, file sharing e denaro
» Tutto sulle note in arrivo dalla Rete
Fonti interne alla British phonographic industry (Bpi) hanno chiarito che le azioni legali mirano soprattutto allo zoccolo duro degli spacciatori su vasta scala di materiale illegale. Costoro rappresenterebbero il 15% dell’utenza complessiva ma sarebbero responsabili per la circolazione del 75% dell’audio pirata targato Uk.
Il timore dell’estabilishment è poi che il sopravvento incontrollato della banda larga possa trasformare le reti di Sua Maestà in una terra senza legge popolata da rapaci Francis Drake delle sette note. Urge intervenire con tempismo.
Benché all’apparenza circoscritta, la svolta rigorista ha incontrato immediatamente la reazione stupita e indispettita degli organi di informazione, dei naviganti, di musicisti come gli scozzesi Franz Ferdinand. Il loro chitarrista e cantante Alex Kapranos l’ha definita “folle”, sottolineando come il P2p svolga invece una funzione essenziale per determinare o incrementare la popolarità di un artista e la diffusione delle sue creazioni.

Un punto sul quale label e lobby farebbero meglio a riflettere è quello relativo alle vendite di Cd album e singoli. Mentre smerciare i secondi in volumi decorosi è diventato un’impresa titanica, la diffusione degli album è in costante crescita. Forse che - si è chiesto qualcuno - la clientela è ormai abituata a scaricare i singoli e a comprare poi l’intero disco una volta accertata la sua buona qualità? Non è una domanda peregrina.
Intanto, c’è chi dice no. Dopo il ripensamento di Sony in tema di protezione dei compact disc, qualcuno ha pensato bene di fare dell’assenza di qualunque misura di controllo delle copie un punto d’orgoglio, o forse pure uno strumento di marketing.
La berlinese !K7 ha infatti cominciato a etichettare i propri prodotti con l’adesivo “No copy protection - respect the music” schierandosi a favore di un rapporto con la clientela improntato alla massima fiducia reciproca. Una fiducia che verrebbe a incrinarsi qualora si trattassero gli acquirenti come potenziali malfattori, benché l’aspettativa del marchio è chiaramente che i clienti possano apprezzare e rispettare - appunto - una simile politica.
Anche i portavoce di !K7 hanno espresso dubbi sulla possibile relazione fra peer-to-peer e crisi del disco.

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