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Wind fissa un nuovo record di prezzi

Scritto da Giulio Boresa

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L’Adsl dell’operatore offerta a tariffe vantaggiose grazie a una nuova tecnologia… che viene dal passato
L’Adsl italiana da quest’autunno si apre a nuovi prezzi: sotto i 30 euro per una flat rate a 1.280/256 Kbps. Il merito è di una tecnologia parzialmente nuova per l’Italia e già abituale invece per l’utenza francese. Si tratta del cosiddetto shared access (accesso condiviso), grazie al quale gli operatori possono controllare in modo più autonomo da Telecom Italia il doppino dell’utente, ridurre i costi a monte per l’offerta Adsl e quindi anche quelli al dettaglio.

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In pole c’è Wind: dal 18 ottobre, un’Adsl mega costa 29 euro e 95 centesimi al mese flat rate, ma solo nelle zone già coperte dallo shared access. Per scoprire se si è tra i fortunati, basta inserire il proprio numero in questa pagina.
Wind fa sapere che entro dicembre 2004 saranno coperti alcuni dei più importanti capoluoghi di provincia. Altri (benché forse non tutti), nel 2005. Gli utenti non coperti dal servizio potranno comunque avere l’Adsl a 29 euro e 95 centesimi, ma la velocità sarà di soli 640/256 Kbps: si tratta comunque del prezzo ufficiale più basso sul mercato per le Adsl base.
Wind ruba così il primato a Tele2, la cui Adsl costa 33 euro e 95 centesimi al mese. La mossa di Wind ha impatto soprattutto sull’offerta flat-rate, mentre quella a consumo continua a costare 1 euro e 90 al mese. La velocità è in questo caso di 1.280/256 Kbps o 640/256 Kbps, a seconda se l’utenza è coperta o no da shared access.

In precedenza i prezzi flat rate di Wind erano di 34 euro e 95 cent per un’Adsl a 640/256 Kbps, che diventavano 1.280/256 Kbps per gli utenti in unbundling, che scelgono cioè di abbandonare Telecom e di telefonare sempre e solo con Wind: alle sue tariffe e senza poter usare, all’occorrenza, quelle di Tele2 o di altri operatori concorrenti. Se si opta invece per l’Adsl di Wind con la formula shared access, la linea telefonica resta controllata da Telecom.
Lo shared access è una tecnologia che riguarda infatti solo l’Adsl. Si basa su uno splitter, posto nella centrale telefonica locale e in grado di dividere le frequenze telefoniche da quelle per le linee digitali veloci, le cui frequenze possono essere gestite in modo autonomo dagli operatori anche se la linea telefonica resta di Telecom.
L’attivazione di una Digital subscriber line necessita di interventi da parte di Telecom, il che dà adito a un netto risparmio sui costi operativi.
Nei prossimi giorni c’è da aspettarsi anche la replica di altri grandi operatori: secondo un suo portavoce, Tiscali lancerà a metà ottobre un’offerta che sfrutta una nuova copertura di rete. Forse, si tratta proprio dell’accesso condiviso.
Il settore è in fermento: gli operatori negli anni scorsi si concentravano sulla costruzione di una propria rete di unbundling; adesso pensano a potenziare quella in shared access. La ragione è che l’anno scorso Telecom Italia ne ha abbassato i canoni, portandoli da 4 euro e 3 a 2 euro e 9 centesimi al mese per ogni doppino così coperto (10 centesimi meno che in Francia); mentre l’unbundling costa 8 euro e 3 centesimi al mese per ogni doppino. Gli operatori sono stati così incoraggiati a nuovi investimenti, di cui solo adesso cominciano a godere i frutti.
Si noti che queste coperture non sono esclusive: lo stesso doppino può essere affittato da più di un operatore, per lo shared access o per l’unbundling. Per l’utente sarà quindi sempre possibile scegliere tra Wind e Tiscali, per esempio. Un effetto secondario di questa novità è che la tecnologia unbundling, la sola che permette un distacco reale da Telecom, rischia di passare in secondo piano nel mercato Tlc italiano. Forse però nei prossimi mesi Wind penserà ad altri privilegi da dare agli utenti più fedeli, quelli che lo hanno scelto in esclusiva: l’Adsl in unbundling, sulla carta, non è adesso più veloce di quella in shared access.

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