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Blinkx 2.0 sotto l’ombra di Google Desktop Search

Scritto da Antonio Munari

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All’ombra del super motore, la nuova versione del prodotto targato San Francisco
Presentato a fine luglio nella sua prima versione, Blinkx sembra aver risentito molto più del previsto del positivo effetto-traino di Google Desktop Search. Di conseguenza, anche se a distanza così breve, i suoi servizi per le ricerche locali, sottoposti a un’operazione di upgrade, sono stati raggruppati e rilasciati sotto l’insegna 2.0.

Super motori Presentata ieri, la nuova release del software ha come elemento di spicco le cosiddette “smart folders”. Si tratta di una particolare tecnologia che da un lato permette all’utente di racchiudere in alcune parole chiave il senso di ciò che va cercando, e dall’altro gli offre la speranza - non vana, si spera - di analizzarne contenuto e concetti e infine offrendo in risposta tutti i contenuti rilevanti (documenti testuali, pagine Web, e-mail, file musicali e quant’altro) individuati in relazione ad essi, indipendentemente dal fatto che si trovino nel Pc o in Rete.
Oltre a realizzare una connessione diretta tra l’utente e i network del file sharing peer-to-peer, Blinkx 2.0 include anche un’altra interessante funzionalità denominata “Stuff I’ve seen”. Grazie a quest’ultima, l’engine interno al sistema diventa capacità di creare cartelle di file deputate a contenere (e a rendere disponibili per successive operazioni di ricerca) la copia cache delle pagine Web visitate durante le peregrinazioni online.

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