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Dominio .eu, finalmente!
Commissione europea, Eurid e Icann hanno dato il semaforo verde_Il governo della rete_Internet: le notizieAGGIORNATO — Nell’uovo di pasqua l’Europa ci farà trovare il dominio .Eu ma nonostante i cinque anni di difficoltosa gestazione la tormentata questione sembra tutto fuorché risolta
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Il dominio di mezzo miliardo di europei sembrerebbe comunque in dirittura finale.
Un passo fondamentale è stato compiuto ieri, 21 marzo, quando Icann ha dato il disco verde e deliberato di affidare il dominio a Eurid, il consorzio italo-belga-svedese indicato dalla Commissione europea come gestore del .eu.
Sul piano puramente tecnico la palla passa ora alla Iana (Internet assigned numbers authority), che inserirà il .eu nella “root” di Internet, cioè nelle radici da cui si dipartono tutti i domini del Web, come se Internet fosse uno sterminato albero. Iana deve attendere il nulla osta da arte del ministero commercio statunitense che, paradossalmente, ha un immenso potere discrezionale in materia di domini. Comunque, la procedura non dovrebbe richiedere più di una decina di giorni, ed è scontato che il ministero dia l’ok.
“Il fatto di avere .eu nella root dà il disco verde all’eurodominio” dichiara soddisfatto il direttore generale di Eurid, Marc Van Wesemael. Che poi si lancia in ardite previsioni: “Nei prossimi mesi lavoreremo duramente alle cose da ultimare prima di lanciare il sunrise period (quello in cui aziende, governi e associazioni possono far valere i loro diritti su alcuni nomi a dominio, per esempio italia.eu_, ndr) verso la fine dell’anno”.
Detta in altre parole, se tutto andrà come deve andare, secondo i più ottimisti come Wesemael, entro aprile del prossimo anno si potranno chiedere i domini .eu.
Una previsione da prendere col beneficio d’inventario: la burocrazia che sottende alla gestione del dominio è spaventosa, e l’Europa finora si è mossa come un burosauro dal metabolismo particolarmente lento, tanto che al confronto pure la lumachina Icann sembra un razzo.
Del .eu [una sintesi della storia si trova qui] si è cominciato a parlare nel 2000, ma solo alla fine del 2002 si è trovato una parvenza di accordo tra i vari governi dei Paesi membri.
Intanto, mentre l’Europa preparava l’allargamento a 25, il .Eu entrava praticamente in letargo, al punto che solo alla fine dello scorso anno veniva siglato l’accordo tra la Commissione europea e l’Eurid.
Dopo di che il buio, fino a ieri, 21 marzo 2005, quando intorno a un tavolo si sono seduti Icann, Eurid e Commissione europea per far partire l’ultima fase del negoziato, poi bisognerà far sì che la Commissione europea approvi le policy di Eurid. Il che a essere ottimisti - ma tanto ottimisti - richiederà altri cinque mesi, probabilmente molti di più. Poi ci vorrà il tempo per il roll out (sei mesi? Un anno? E chi può dirlo?), poi non uno ma due “Sunrise Period” di un paio di mesi (l’uno, ovvio). E poi, finalmente, chiunque potrà farsi il suo sito.eu.
Intanto Eurid avvisa di stare all’occhio, la fregatura è dietro l’angolo. L’eurodominio fa gola a molti, dicono, e tantissimi utenti hanno ricevuto proposte più o meno credibili di preregistrare o prenotare il dominio. Ma si tratta di truffe, nessuno è autorizzato a rilasciare nessun tipo di prenotazione, nemmeno la stessa Eurid.
Vorremmo dire all’Eurid di non preoccuparsi, e tornare pure a dormire. Se e quando si sveglierà dal letargo e ci dirà che la pappa è pronta, allora vedremo se è ancora il caso di comprare questo benedetto .Eu. Faccia le cose con calma, cara Eurid, che la fretta è cattiva consigliera.





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