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Apple sotto tiro sfodera gli artigli

Scritto da Guido Sintoni

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Symantec lancia l’allarme; Trend Micro sottoscrive_Virus e sicurezza_Impresa news
Periodo intenso e in chiaroscuro per Apple. L’azienda guadagna quote di mercato, diventa un bersaglio appetibile proprio in virtù dei suoi brillanti risultati commerciali (è l’opinione di alcuni esperti di sicurezza) e rilascia un cospicuo numero di patch per correggere varie vulnerabilità del proprio sistema operativo e di applicazioni a esso legate.
Le previsioni di Morgan Stanley sul mercato dei desktop attribuiscono al gruppo di Cupertino un 5% di quota di mercato entro fine anno, presupponendo un incremento di vendite sostanzioso (attualmente Apple ha il 3% di un segmento che vede Microsoft indiscussa leader, con percentuali che si attestano oltre il 90%).
Il motivo è semplice: almeno in territorio statunitense, quasi un utente Ipod su cinque pensa di abbandonare il proprio Pc in favore di un Mac entro il 2005. Per Apple, si profila dunque un successo a ritmo di musica.

Per approfondire
La doccia fredda per Jobs & co. ha la forma dello “Internet security threat report” semestrale di Symantec: secondo il vendor, nel 2004 si sono registrate 37 vulnerabilità serie per Mac Os X. Partendo da questa considerazione (e sottolineando che il lancio di prodotti entry level quali iMac Mini porterà ad Apple nuovi utenti), Symantec sostiene che “il sistema operativo dei Macintosh non è sempre stato un paradiso al riparo da codice maligno [.] È ora chiaro che Mac Os è un target appetibile per chi già attacca sistemi Microsoft e vari derivati di Unix”.
Per Symantec, i rischi non sono dissimili da quelli di un normale sistema Windows: privilege escalation, rilascio non voluto di informazioni, esecuzione arbitraria di codice e aggiramento dei sistemi di autenticazione.
Dal canto proprio il tecnico di sistema di Trend Micro Adam Bigiano è ancor più netto: “Tutte le piattaforme, da Mac a Linux fino a Solaris e a qualsiasi altro, avranno vulnerabilità. L’unica ragione per cui Windows ha avuto una lunga storia di exploit è la sua diffusione”.
Difficile dargli torto, ma non è male sottolineare che è spesso il codice a fare la differenza in termini di sicurezza e quello di Windows non sembra ancora robusto quanto quello di vari Unix, aperti o meno. E che il design di Unix, più modulare di quello di Windows, rende intrinsecamente più difficile approfittare di eventuali bug.

Dal proprio canto, Apple ha risposto con i fatti: imparando a rilasciare patch su base periodica (mensile, esattamente come Microsoft), come quelle della tornata di marzo, a copertura di vari bug (relativi alle versioni server e workstation di Mac Os X).
Le patch di marzo, che possono essere scaricate automaticamente con il servizio Apple Software Updates o manualmente sono nove: tra quelle che riguardano da vicino l’utente finale, una corregge il bug di Safari sui nomi di dominio internazionali ; un’altra sistema alcuni errati permessi sulle cartelle e l’ultima che corregge un bug sull’assistente per l’installazione di periferiche Bluetooth.
Sul fronte server, infine, le patch coprono vulnerabilità di Apple File Protocol e di alcune applicazioni libere implementate in Mac Os X: da Cyrus (per i server di posta elettronica) a Mailman, il gestore di mailing list.

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