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Conclave: partita contro le spie a città del Vaticano
Risvolti degni di una spy story per l’elezione dell’erede di Pietro Scommetteresti sul successore? Dillo a MyTechNonostante i clamorosi mutamenti di scenario intercorsi fra il 1978 - l’anno d’elezione di Giovanni Paolo II - e oggi, a Città del Vaticano permane o addirittura si intensifica la paura di azioni spionistiche tese a minacciare l’imminente conclave. Informazioni riservate sui dibattiti (o forse sugli scontri) che opporranno le varie anime del clero cattolico potrebbero infatti fare gola a molti, solleticando la golosità dei media e l’interessatissima attenzione dei governi.
A soffermarsi sul tema sono, fra gli altri, i reporter di Associated Press, secondo i quali fra i passaggi più delicati dell’imminente assemblea a porte chiuse c’è il confronto fra conservatori e riformatori, insieme al possibile atteggiamento che i porporati avranno sulle relazioni con le altre religioni monoteistiche o con nazioni di fondamentale criticità come la Cina.
L’orientamento circa l’elezione del primo (o quasi) pontefice extraeuropeo è un altro dei passaggi che secondo Ap potrebbero rivelarsi “imbarazzanti” per la Santa Sede qualora i suoi retroscena venissero svelati, senza filtri, fuori dalla Cappella Sistina.
Scommettereste sull’elezione papale? Ditelo a MyTech!
Hi-tech follie
Il timore è ovviamente quello del tentativo di intercettazioni da parte di agenti esterni in grado di sfruttare sistemi elettronici più o meno complessi, ma come in ogni spy-story che si rispetti non manca l’ipotesi di un coinvolgimento interno. Un coinvolgimento - volontario o no - cui l’ultimo papa aveva pensato, bandendo sin dal 1996 l’utilizzo di congegni tecnologici che potessero minacciare l’indipendenza di giudizio dei prelati e che, fra l’altro, potrebbero servire la causa delle spie piuttosto agevolmente.
Esperti di sicurezza e fonti molto vicine agli (il detective Giuseppe Mazzullo, citato da Ap) sembrano inclini a escludere la possibilità di un’intrusione. L’agenzia sottolinea però che le frecce all’arco degli hacker sono piuttosto numerose, a partire dai microfoni al laser capaci di registrare conversazioni che si svolgono sino a circa 250 metri di distanza interpretando, per dir così, le vibrazioni dei vetri o delle superfici rigide su cui poggiano.
Né sarebbero da trascurare le tradizionali “cimici”, ben più pericolose: la security in bianco e giallo, dicono le fonti, starebbe già passando al setaccio lampadine, condotti dell’acqua e del riscaldamento, mobili e tappeti per assicurarsi che nessun orecchio indiscreto sia in ascolto.
Qualora il potenziale ficcanaso appartenesse alle schiere di Santa Romana Chiesa, tuttavia, controllarne le azioni potrebbe essere un’impresa disperata: questi potrebbe occultare un dispositivo di registrazione oppure lanciare segnali in codice riconoscibili solo da parte dei meglio informati.
In uno scenario degno di Ian Fleming fa perciò discutere la decisione di permettere per la prima volta il movimento dei porporati anche fuori dal complesso ospitante la cappella Sistina e il loro pernottamento esterno al palazzo apostolico. Né pare granché rassicurante, in proposito, l’ordine di attenersi alla lettera al diktat wojtyliano: niente telefoni, Pc, palmari, men che meno il Web. Sarà vero?





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