Connessioni / Next / Search / Sicurezza / Social
Opinione. RealNetworks, come dare una mano al P2P e vivere felici (forse)
SONDAGGIO. Che fare con il file sharing?Secondo il boss dell’azienda che 10 anni fa inventò lo streaming, Rob Glaser, mentre gli habitué dei servizi musicali on line legali (come il suo Rhapsody) si contano nell’ordine di alcuni milioni nel mondo, sarebbero decine e decine di milioni i filibustieri dediti allo scambio illegale di canzoni o video sulle reti del peer-to-peer.
Un calcolo attendibile, dal quale potrebbe scaturire una strategia sensata di contrasto al fenomeno, fatta di offerte vantaggiose aperte a un’utenza il più possibile ampia.
Approfondimenti
L’azienda percorre però una china differente, con una proposta ambigua e di dubbia appetibilità. Chi scaricherà la più recente versione del suo player potrà infatti godere dell’ascolto gratuito di 25 canzoni tratte dall’archivio societario; oppure risentire per 25 volte - ma sempre gratis, grazie a Dio e a Glaser - il medesimo pezzo.
Tutto questo po’ po’ d’abbondanza richiede ai fortunati clienti qualche piccolo sacrificio: per accedere ai pezzi è necessario esser connessi (non importa se state riassaporando per la 25esima volta l’ultima perla di J.Lo o Britney Spears) e pazientare mentre lo schermo si colorerà con le proposte di abbonamento mensile a Rhapsody (9 dollari e 99) e una vasta gamma di annunci pubblicitari in genere. Se queste sono le armi che RealNetworks utilizzerà - dice il New York Times - “per combattere il gratis con il gratis”, il timore è che siano spuntate o caricate a salve e che Kazaa & Co. non dovranno faticare granché per rintuzzarle.
Non pago di una scommessa così - ehm - azzardata il colosso Usa ribatte sul tasto delle sottoscrizioni mensili per il download sui lettori portatili. La sua costerà 14 dollari e 99 e si presenta con un nome strappato di peso all’omologo tool di Napster: Rhapsody to go. La mossa sarebbe di per sé sensata, non fosse che il mercato dedicato al mondo portable si è rivelato sin qui altroché angusto. Colpa della troppo stretta relazione fra produttori di device, gestori degli archivi on line e l’onnipresente Microsoft con il suo sistema proprietario di Drm. Colpa del fatto che periodicamente i player contenenti i brani scaricati devono essere collegati a un Pc (e al Web) perché la regolarità del loro acquisto/noleggio possa essere verificata e confermata.
Ulteriore dimostrazione di come, davanti agli arzigogoli dell’industria, saltare sul carro del peer-to-peer è per chi naviga una scelta non tanto più conveniente, quanto comoda e razionale.





Ancora nessun commento.