Connessioni / Next / Search / Sicurezza / Social
Sorpresa: col Web si guadagna
Google My Search History, il web si personalizza con la storia delle ricerche_Motori di ricerca_Internet: le notizieL’ultima sorpresa arriva da Google, che si premura di avvisare editori grandi e piccoli di una sperimentazione rivoluzionaria. Il grande motore di ricerca vuole offrire agli inserzionisti di pubblicità non solo link testuali e grafici (quelli che appaiono a destra della schermata quando si fa una ricerca) con la formula del pagamento “pay per clic”, come accade oggi, ma anche con la tradizionale formula del “pay per view”, cioè in base al numero di “impressions”, visualizzazioni del banner sulle pagine digitali.
In diretta dalla Rete La proposta seguirà il meccanismo già collaudato da Adwords con il pay per clic: si svolge una piccola asta tra quanti sono interessati a far vedere la pubblicità su un sito, con un prezzo minimo di partenza (si parla di 2 dollari a Cpm, per mille impression). In più l’inserzionista avrà la possibilità di indicare su quali siti far apparire i suoi banner.
PROMESSA
Per l’inserzionista c’è dunque la promessa di un maggior controllo sulla pubblicazione degli annunci e minori preoccupazioni sul fenomeno forse esagerato dei clic gonfiati.
Google invade dunque il campo degli editori? L’Economist in edicola oggi ha colto l’importanza della novità per il mercato pubblicitario mondiale in un articolo intitolato «The online ad attack», l’attacco pubblicitario online. Ma per gli editori si aprono grandi prospettive, a patto di avere un sito interessante per qualità dei contenuti, frequenza degli aggiornamenti e tipologia di pubblico. Per questi siti si prospettano ricavi interessanti proprio grazie al meccanismo dell’asta.
Con questa mossa Google mostra di voler diventare anche una concessionaria di pubblicità di dimensioni mondiali, capace di intervenire sia sul fronte del search advertising sia del content advertising. Yahoo e Msn non staranno certo a guardare.
CORSA ALL’ORO
La “Golden rush”, la corsa all’oro della pubblicità in Rete è così ripartita. Un fatto che tanti sussurrano e pochissimi annunciano come meriterebbe. Perché dopo il boom e l’altrettanto clamoroso tonfo di quattro anni fa internet come fonte di guadagno è ancora vista con diffidenza.
Google, Yahoo e Msn ogni giorno investono nuove risorse nel “search advertising”, una guerra senza esclusione di colpi. EMarketer (www.emarketer.com) prevede una crescita del 21% quest’anno per la pubblicità online nel mondo; il 41% spetta al search advertising.
Yahoo ha appena presentato il bilancio del primo trimestre 2005: 1,17 miliardi di dollari di raccolta pubblicitaria (+55%), raddoppio dell’utile netto e azioni che schizzano a Wall Street. Giovedì il trimestrale di Google: utili quintuplicati, raccolta su a 1,26 miliardi di dollari, Borsa euforica.
Scorporando i dati di Google ne esce un +75% per gli introiti derivati da Adsense, la pubblicità contestuale (link) che il motore di di Larry Page e Sergey Brin distribuisce in tutto il mondo a un esercito di siti partner, grandi e piccolissimi, inclusi i blog.
L’EMOZIONE DELLA PRIMA BUSTA
“Google Inc. 104 West, 40th Street” sta scritto nello spazio del mittente. Dentro poche righe cortesi e un assegno. La prima volta che arriva la busta con i guadagni pubblicitari tramite Google è un’emozione, specie per quei webmaster-editori che hanno tenuto duro in questi anni di magra e per i neofiti che hanno messo Adsense nel loro blog personale.
Yahoo, dopo aver rilevato la Overture, ha annunciato l’apertura del keyword advertising a tutti i siti. La Microsoft non vuole lasciarsi sfuggire una fetta della torta che si annuncia di dimensioni… nuziali. Steve Ballmer, chief executive officer della Microsoft, ha annunciato nel corso del Msn strategic account summit, il mese scorso a Redmond, il lancio dell’Msn adCenter, la nuova piattaforma pubblicitaria che punta sul “keyword advertising” legato al nuovo motore “Msn Search”.
L’Msn adCenter offrirà ampie possibilità di personalizzazione della campagna con la scelta, per esempio, della posizione geografica, del sesso, e dell’età del pubblico. I pubblicitari potranno sbizarrirsi impostando creatività diverse per uomini e donne, per giovani e terza età.
Accanto all’idea dell’annuncio legato ai contenuti, il search advertising ne contiene un’altra: dare a tutti, aziende grandi e piccole, ma anche commercianti, artigiani, liberi professionisti, la possibilità di allestire in proprio una campagna promozionale.
Google, Yahoo e Msn puntano insomma a diventare media agency.
MURDOCH: A TUTTO INTERNET!
L’editore Ruperth Murdoch ha naturalmente colto il nuovo trend: “Mea culpa: non ci credevo e ora sono pentito. Vi esorto tutti a investire sul Web” ha tuonato il 14 scorso, in faccia ai membri della American society of newspaper editors, a convegno a Washington.
Aumentano le connessioni a banda larga e così pure i conti bancari e gli acquisti online (140 miliardi di dollari quest’anno solo negli Usa). Il New York Times rivela che per la prima volta il numero dei lettori online ha superato quello dei lettori della versione cartacea e dal Wall Street Journal l’annuncio che i ricavi della versione internet hanno superato quelli del giornale.
AUDIENCE SOTTRATTA ALLA TV
La Rete strappa audience alla tv. Il 18 aprile la ZenithOptimedia, divisione del gruppo francese Publicis, ha diffuso uno studio che prevede l’apice (il 37% delle risorse) per gli introiti pubblicitari televisivi nel 2006 e l’inizio di un lento calo dal 2007. In discesa anche giornali e riviste, mentre per la pubblicità su internet previsioni rosee.
IN EUROPA
Nell’Europa che stenta a crescere Online Publishers association Europe (associazione che raggruppa molti tra i principali editori online) comunica un aumento medio complessivo dei ricavi pubblicitari 2004 da parte degli associati pari al 41%. L’associazione è altrettanto ottimista per l’anno in corso, con la previsione di un ulteriore crescita del 25%.
I dati di Jupiter Research assegnano alla publicità in rete in Europa nel 2004 2,1 miliardi di euro, con una crescita del 30% sul 2003. Per quest’anno si prevede una raccolta per 2,7 miliardi euro con un ulteriore crescita del 28%. Se si osservano solo i dati, ad esempio, relativi alla Gran Bretagna, la crescita arriva al 52%. e in Svezia, regina mondiale del vivere in Rete, va ancora meglio.
L’ANOMALIA ITALIANA
Sul fronte internet l’ltalia (recentissimi dati Nielsen/NetRatings) si trova nella curiosa condizione di essere in fondo alla lista mondiale per ore mensili passate in rete ( 8 ore, contro 21 di Hong Kong, 15 del Giappone, 14 della Francia e degli Usa, 11 della Gran Bretagna) ma ai primi posti per percentuale di crescita rispetto allo scorso anno (+15%). Il gap da comporre però non è piccolo: Francia e Italia, 5 anni fa, vantavano più o meno la stessa cifra di investimenti pubblicitari in rete. Oggi il rapporto è di 5 a 1 a favore della prima.
E c’è chi si domanda se e quando sarà possibile tornare alle cifre da capogiro che giravano al momento del boom?





Ancora nessun commento.